LE PRODUZIONI DI QUALITÀ IN SICILIA

 


Le produzioni di qualità in Sicilia

 

Le produzioni agroalimentari di qualità che hanno ottenuto le certificazioni DOP, IGP e STG nel corso degli anni sono cresciute in modo considerevole, costituendo orma un “paniere” di prodotti che rappresenta l’eccellenza dell’agroalimentare europeo.

Prima di affrontare le produzioni siciliane e delle provincie eleggibili, occorre fornire alcune informazioni di scenario europeo e italiano per consentire di valutare nel suo complesso la varietà e la distribuzione delle produzioni di qualità nel nostro continente. Si farà ampiamente ricorso ai dati e alle analisi compiute dall’ISTAT, oltre ai dati forniti dall’UE.

 

Il quadro europeo e italiano

Le produzioni con marchio distintivo registrato DOP (PDO - Protected Denomination of Origin in inglese; AOP - Appellation d'origine protégée in francese; g. U. Geschützte Ursprungsbezeichnung in tedesco) e IGP (PGI - Protected Geographical Indiction in inglese; IGP - Indication géographique protégée in francese; g. g. A. - geschützte geografische Angabe in tedesco) stanno assumendo sempre maggiore importanza nel contesto nelle produzioni di qualità.

 

 

È possibile scaricare qui la lista completa dei prodotti certificati dall’UE  

 

La distribuzione è differente per categoria fra DOP e IGP.

         Le acque minerali sono esclusivamente DOP

         Le birre appartengono alle IGP.

         I Formaggi e olii sono prevalentemente DOP

         Le Carni sono in prevalenza IGP.

         L’ortofrutta che vanta il maggior numero di registrazioni è rappresentata per entrambi i marchi distintivi.

         Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia rappresentano oltre l’80% dei prodotti registrati.

         Italia e Portogallo hanno il maggior numero di marchi nella categoria dei prodotti di origine animale;

         L’Italia è inoltre il maggior contributore per gli Oli e grassi vegetali mentre la Francia resta prima nella categoria delle Carni Fresche.

 

I prodotti agroalimentari di qualità italiani coprono oltre un quarto del totale delle certificazioni Dop, il 17,8 per cento delle certificazioni Igp e il 6,7 per cento di quelle Stg rilasciate dalla Commissione europea.

 

 

Sia per i prodotti Dop (che complessivamente sono poco più della metà dei prodotti Ue coperti da certificazione di qualità), sia per quelli Igp (il 37,4 per cento del totale delle certificazioni) i Paesi che, oltre al nostro, valorizzano in forma consistente le proprie produzioni di qualità sono Francia, Spagna e Portogallo (rispettivamente 182, 146 e 116 marchi registrati). Per quanto concerne il marchio Stg (che riguarda appena il 3,0 per cento dei riconoscimenti di qualità) circa la metà dei prodotti certificati proviene dal Belgio e dalla Polonia.

 

Tra le produzioni maggiormente rappresentate in Italia nel 2010 figurano gli ortofrutticoli e cereali (84 prodotti, in larga maggioranza Igp), gli olii extravergine di oliva (40, quasi esclusivamente Dop), i formaggi (41, quasi tutti Dop) e le preparazioni di carni (per un terzo Igp e Dop nel resto dei casi). Nel complesso gli operatori del settore (distinti in produttori e trasformatori) sono circa 84.600: coltivano circa 148 mila ettari e gestiscono oltre 47 mila allevamenti.

 

Gli operatori ammontavano nel 2010 a 82.120 unità, con un incremento di 1.686 (+2,1%) rispetto al 2008 il 92,6% di questi svolge esclusivamente attività di produzione, il 5,7% solo trasformazione e il restante 1,7% effettua entrambe le attività. Nel confronto con l’anno precedente si registra un aumento sia dei produttori (+1.464 aziende agricole, +1,9%) sia dei trasformatori (+253 unità, pari a +4,3%).

Le aziende coltivavano una superficie di 138.900 ettari (+6.650 ettari, con un aumento del 5% rispetto al 2008), le cui produzioni vegetali formano, tal quali o trasformate, 107 specialità DOP e IGP attive. Tali aziende gestiscono, inoltre, 47.291 allevamenti (+1.001 strutture, +2,2%), le cui produzioni animali, sempre tal quali o trasformate, costituiscono altri 72 prodotti di qualità attivi.

I produttori sono più numerosi nei settori dei formaggi (32.749 aziende, che gestiscono 36.250 allevamenti), degli olii extravergine di oliva (18.708 unità, che coltivano 92.981 ettari) e degli ortofrutticoli e cereali (15.776 aziende, con 45.315 ettari). I trasformatori gestiscono 9.396 impianti (+353 strutture, +3,9% sul 2008) e sono presenti in prevalenza nella lavorazione dei formaggi, degli olii extravergine di oliva e delle carni, settori che registrano, rispettivamente, 1.695, 1.537 e 866 imprese di trasformazione.

A livello territoriale emergono segnali di un progressivo rafforzamento dei prodotti di qualità nelle regioni meridionali, sebbene gli operatori e le strutture produttive risultino storicamente radicati soprattutto nel Nord del Paese.

 

 

È possibile scaricare qui la lista completa dei prodotti italiani certificati dall’UE  

 

Tra le produzioni maggiormente rappresentate in Italia nel 2010 figurano gli ortofrutticoli e cereali (84 prodotti, in larga maggioranza Igp), gli olii extravergine di oliva (40, quasi esclusivamente Dop), i formaggi (41, quasi tutti Dop) e le preparazioni di carni (per un terzo Igp e Dop nel resto dei casi). Nel complesso gli operatori del settore (distinti in produttori e trasformatori) sono circa 84.600: coltivano circa 148 mila ettari e gestiscono oltre 47 mila allevamenti.

Ben il 52,2 per cento delle aziende produttrici è localizzato in sole tre regioni, con netti orientamenti produttivi: olivicoltura in Toscana, dove è localizzato il 57,0 per cento del territorio italiano interessato da produzioni Dop e Igp; lattiero-caseario in Sardegna, al primo posto per numero di allevamenti (32,7 per cento del totale nazionale); ortofrutticolo in Trentino-Alto Adige (mele). Un ulteriore quarto dei produttori si localizza in Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna, regioni dove sono concentrati gli allevamenti (rispettivamente il 19,8, l’11,0 e il 10,4 per cento del totale nazionale) e si localizza complessivamente anche più di un terzo dei trasformatori (di insaccati in Lombardia e Emilia-Romagna; confezionatori ortofrutticoli in Veneto). Nel Mezzogiorno i numeri del settore sono più contenuti, ma alcune regioni (Basilicata, Sicilia e Calabria) segnano gli incrementi più significativi rispetto al 2009 per le attività di produzione; le prime due regioni registrano aumenti considerevoli anche per quelle di trasformazione.

torna all'Indice

 

 


Le caratteristiche degli operatori

L’analisi territoriale dei dati evidenzia la diffusione e la consistenza delle specialità DOP, IGP e STG nelle diverse regioni italiane. Il territorio di ciascun prodotto è, infatti, determinato con esattezza dalla legislazione comunitaria e nazionale, che delimita il territorio entro cui la singola specialità può essere prodotta e/o trasformata. Per ciascun prodotto agroalimentare il territorio interessato può comprendere da un solo comune a più regioni: ad esempio, mentre per numerosi prodotti ortofrutticoli e cereali la coltivazione si deve svolgere in una sola provincia, per le principali preparazioni di carni l’allevamento suinicolo è consentito in numerose regioni centro- settentrionali.

L’80% dei conduttori di aziende produttrici e l’83,5% di quelli delle aziende trasformatrici è rappresentato da uomini, il che segnala come la gestione da parte delle donne sia ancora alquanto limitata.

 

 

 

Il 27,9% dei produttori sono localizzati in montagna e il 46% in collina, il che sottolinea il contributo rilevante che i prodotti di qualità forniscono nello sviluppo delle aree collinari e montane del Paese.

Per quanto presenti in tutte le regioni, al 31 dicembre 2009 i produttori risultano fortemente concentrati sul piano territoriale: il 52,3% delle aziende agricole è localizzato in sole tre regioni, Sardegna, Toscana e Trentino-Alto Adige, con un peso pari, rispettivamente, al 18,9%, 16,9% e 16,5% del totale nazionale. Altre tre regioni (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) raggruppano il 23,9% dei produttori, mentre il restante 23,8% risulta distribuito nelle rimanenti 14 regioni. L’analisi della specializzazione regionale nella produzione delle derrate che, tal quali o trasformate, costituiscono le DOP e IGP, mostra come in Trentino-Alto Adige prevalga nettamente l’ordinamento frutticolo, in Toscana l’olivicoltura e in Sardegna la specializzazione lattiero-casearia.

 

Gli allevamenti sono particolarmente numerosi in Sardegna (31,3% delle strutture), Lombardia (19,3%), Veneto (11,0%) ed Emilia-Romagna (10,7%), ossia in quelle aree geografiche del Paese storicamente specializzate nell’allevamento suinicolo e nella produzione lattiero-casearia di qualità. Segue, a distanza, il Piemonte con il 5,2%. Il restante 22,5% degli allevamenti si distribuisce nelle rimanenti regioni, con l’eccezione della Liguria, dove non è presente alcun allevamento.

La superficie interessata alle DOP e IGP, che è coltivata principalmente a ortofrutta e olivo, risulta molto concentrata, infatti, quattro sole regioni detengono il 77% del totale nazionale: Toscana (39,9%), Trentino-Alto Adige (16,4%), Puglia (11,2%) e Sicilia (9,5%). Per quanto riguarda la specializzazione regionale si evidenzia la netta prevalenza delle mele in Trentino-Alto Adige, dell’olivicoltura da olio in Toscana, dell’ortofrutta e olivicoltura in Puglia e Sicilia.

 

Oltre la metà dei trasformatori (52,1%), opera in quattro regioni del Centro-Nord: Emilia-Romagna (21,4%), Toscana (15,5%), Lombardia (8,8%) e Veneto (6,4%). In Emilia-Romagna e Lombardia prevalgono i trasformatori di insaccati (macellatori, porzionatori ed elaboratori), in Toscana gli operatori oleari (molitori e imbottigliatori) e in Veneto i confezionatori ortofrutticoli.

Dal punto di vista territoriale, gli operatori sono equamente ripartiti fra Nord e Centro-Sud: infatti, nelle regioni settentrionali sono localizzati il 48,1% dei produttori e il 48,3% dei trasformatori. Il 45,6% degli impianti di trasformazione e il 53,8% degli allevamenti sono ubicati nel Nord, mentre il 46,9% della superficie coltivata si trova nelle regioni centrali.

Rispetto al 2008 gli incrementi maggiori nel numero di operatori si verificano nel Mezzogiorno, dove aumentano i produttori (+2.449 aziende, +12,4%), i trasformatori (+194 imprese, +14,3%), gli allevamenti (+1.919 strutture, +12,6%) e la superficie (+7,9 mila ettari, pari a +28,8%). I migliori incrementi regionali sono quelli di Sardegna (1.846 produttori, +14,5% e 1.907 allevamenti (+14,8%), Puglia (620 produttori, +60,7% e 6,4 mila ettari, +70,3%), Calabria (100 trasformatori, +105,3% e 104 impianti, +71,2%) ed Emilia-Romagna (68 trasformatori, +5,5% e 156 impianti, +10,1%).

 

 

Le carni

Il settore delle carni riguarda soltanto tre prodotti IGP, tutti attivi: il Vitellone bianco dell’Appennino centrale, allevato in Emilia-Romagna, nelle regioni del Centro, in Abruzzo, Molise e Campania, l’Abbacchio Romano, allevato nel Lazio, e l’Agnello di Sardegna. Gli animali allevati sono utilizzati per la produzione di carne, distribuita come prodotto fresco dopo la lavorazione. Il settore comprende 5.746 produttori, che gestiscono 5.818 allevamenti con 13 mila bovini e 672 mila ovini, e 866 trasformatori con 1.792 impianti. Rispetto all’anno precedente si registra un incremento di 2.050 produttori (+55,5%), di 2.091 allevamenti (+56,1%) e di 14 impianti (+0,8%), a fronte di un calo di soli 6 trasformatori (-0,7%). Il consistente incremento si deve principalmente alla forte crescita della filiera dell’Agnello di Sardegna.

 

Le preparazioni di carni

Le preparazioni di carni (prosciutti, insaccati, carne di maiale macellata e prodotti a base di carne bovina e suina) comprendono 32 specialità (21 DOP e 11 IGP), tutte attive. Nel corso del 2009 entrano in attività altri due prodotti: la DOP Crudo di Cuneo e l’IGP Ciauscolo.

La maggior parte sia dei produttori sia dei trasformatori risulta iscritta contemporaneamente a più prodotti DOP e IGP in quanto, in base alle esigenze del mercato, le diverse parti dello stesso suino allevato e macellato vengono destinate alla trasformazione in differenti prodotti di qualità. Le specialità riconosciute comprendono sia prodotti molto diffusi (Prosciutto di San Daniele, Prosciutto di Parma, ecc.), sia prodotti di nicchia (Lardo di Colonnata, Salame di Varzi, ecc.). Il settore raggruppa 4.818 operatori, di cui 695 trasformatori (con 1.067 impianti di lavorazione) e 4.123 produttori, che gestiscono 5.158 allevamenti. Rispetto al 31 dicembre 2008 il settore risulta alquanto stabile: si registra, infatti, solo un lieve aumento dei trasformatori (+17 unità, +2,5%) e degli impianti (+64 strutture, +6,4%), a fronte di un contenuto calo sia delle aziende agricole (-151 unità, - 3,5%), sia degli allevamenti (-87 strutture, -1,7%).

Oltre i tre quarti delle aziende (77,8%) e degli allevamenti (78,2%), sono ubicati in pianura; i produttori maschi, (89,9% del totale) prevalgono nettamente sulle femmine (appena il 10,1%); anche fra i trasformatori, la presenza femminile, pari al 10,8%, è alquanto limitata.

Analogamente al settore delle carni, anche per quello delle preparazioni di carni non si rilevano operatori che svolgono contemporaneamente la funzione sia di produttore sia di trasformatore. Analizzando gli operatori per tipo di prodotto, si rileva come la quasi totalità dei produttori, aziende e relativi allevamenti, sia coinvolta nella produzione degli insaccati. Solo una quota inferiore, per quanto rilevante, di aziende e allevamenti è interessata anche ai prosciutti e alla carne di maiale macellata.

Il numero degli allevamenti risulta superiore a quello delle aziende in quanto una quota di allevatori, localizzati principalmente in Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, gestisce contemporaneamente più allevamenti. Nel Nord è concentrato oltre il 90% delle aziende, degli allevamenti, delle scrofe e dei posti ingrasso. La regione con la maggiore presenza di unità produttive è la Lombardia: 1.702 aziende con 2.167 allevamenti, seguono il Piemonte con 819 aziende e 982 allevamenti e l’Emilia-Romagna con 743 aziende e 1.011 allevamenti. La consistenza degli operatori è estremamente ridotta nel Mezzogiorno, anche se va segnalata la presenza di un piccolo nucleo di allevatori e trasformatori che producono e lavorano quattro rinomate specialità (Capocollo, Pancetta, Salame e Soppressata di Calabria).

 

I formaggi

Il settore dei formaggi comprende 36 prodotti, di cui 35 DOP e una sola STG, che al 31 dicembre 2009 risultano tutti attivi. Nel corso dell’ultimo anno si registra un solo nuovo riconoscimento, il Formaggio di Fossa di Sogliano. Una minoranza degli operatori risulta iscritta contemporaneamente a più formaggi DOP in quanto il latte prodotto in un medesimo allevamento viene destinato, sempre nel rispetto della normativa comunitaria, alla trasformazione in differenti formaggi.

Molti prodotti caseari italiani vantano già da tempo il riconoscimento di una qualità superiore: infatti, ancor prima dell’entrata in vigore della legislazione europea sui prodotti DOP e IGP (Regolamento CEE n. 2081/92) numerosi formaggi possedevano il marchio DOC (Denominazione di origine controllata), poi trasformato in DOP. Tra i formaggi, accanto a specialità assai diffuse (Parmigiano Reggiano, Grana Padano, ecc.), coesistono prodotti molto localizzati (Formai de Mut della Valle Brembana, Spressa delle Giudicarie, ecc.).

Nella filiera lattiero-casearia sono coinvolti 34.249 operatori, di cui 32.749 produttori, che conducono 36.250 allevamenti, e 1.695 trasformatori con 2.778 impianti di lavorazione. Rispetto al 2008, a fronte di un calo dei produttori (-1.250 aziende, -3,7%) e degli allevamenti (-954 strutture, -2,6%), si rileva una lieve crescita sia dei trasformatori (+24 unità, +1,4%) sia degli impianti (+30 strutture, +1,1%). Dopo tre anni consecutivi di incremento delle strutture agricole realizzatosi tra il 2006 e il 2008, si rileva quindi una diminuzione sia di aziende che di allevamenti.

Come per il settore delle preparazioni di carni, anche per quello dei formaggi una quota di aziende agricole, ubicata in prevalenza in Lombardia e Veneto, gestisce contemporaneamente più allevamenti.

Circa il 60% delle strutture sia di produzione (aziende e allevamenti), sia di trasformazione (imprese e impianti), è localizzato nelle aree montane e collinari. Le donne rappresentano il 14,6% dei conduttori, a fronte dell’85,4% costituito da uomini.

I dati relativi al 31 dicembre 2009, analogamente a quelli del 2008, forniscono il numero dei capi allevati distinti per specie; si tratta di cifre consistenti che evidenziano la rilevanza del settore e la sostanziale stabilità per singola specie rispetto all’anno precedente: l’unico incremento consistente riguarda i bufalini (+29.847 capi).

La maggior parte dei 1.695 trasformatori esercita sia l’attività di caseificazione (1.413) che di stagionamento (1.130). Si rileva anche la presenza di 195 allevatori che svolgono contemporaneamente anche l’attività di trasformazione.

Analizzando gli operatori per tipo di prodotto, risulta che la maggioranza delle aziende è coinvolta nella produzione di latte vaccino destinato alla produzione di formaggi stagionati a pasta dura e cotta.

Il maggior numero di aziende e allevamenti del Nord si trova in Lombardia, Veneto ed Emilia- Romagna, quelle del Centro in Toscana e quelle del Mezzogiorno in Sardegna. In particolare, in Sardegna sono presenti 12.006 aziende e 12.200 allevamenti che rappresentano, rispettivamente, il 36,7% delle unità produttive italiane e il 33,7% delle strutture per animali. Le uniche due regioni a non avere allevamenti sono la Liguria e l’Abruzzo; altre sei regioni centro-meridionali contano meno di 100 allevamenti ciascuna. Oltre la metà dei trasformatori (59,8% del totale) è concentrata in Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta, dove risultano attivi, rispettivamente, 492, 349 e 173 operatori della trasformazione.

 

Gli ortofrutticoli e i cereali

Gli ortofrutticoli e cereali costituiscono l’unico dei grandi gruppi di prodotti di qualità in cui le IGP formano la stragrande maggioranza dei riconoscimenti conseguiti a causa delle caratteristiche tipiche di tali specialità, che comprendono generalmente ortaggi, frutta e cereali. La fase produttiva determina la qualità del prodotto, mentre la trasformazione si limita quasi sempre solo alla selezione e al confezionamento.

 

Tra i prodotti di qualità, gli ortofrutticoli e cereali costituiscono il settore più numeroso con 69 specialità riconosciute, 18 DOP e 51 IGP, di cui risultano attivi, rispettivamente, 15 e 44 prodotti. Nel corso del 2009, fra i 19 nuovi riconoscimenti conseguiti dall’Italia, ben 12 sono ortofrutticoli e cereali: si tratta di sette tipi di frutta, quattro ortaggi e un cereale. Le specialità tuttora non attive sono 10 e comprendono sei tipi di frutta, tre ortaggi e un cereale. Fra gli ortofrutticoli e cereali si contano prodotti molto diffusi (Mela Alto Adige o Sudtiroler Apfel, Mela Val di Non, Pesca e nettarina di Romagna, ecc.), accanto a tipiche produzioni di nicchia (Cappero di Pantelleria, Asparago verde di Altedo, ecc.).

I trasformatori sono raggruppati tutti in un’unica categoria: infatti, in genere l’attività di trasformazione consiste unicamente nel confezionare (selezionare, calibrare, ecc.) le produzioni ortofrutticole e cerealicole che, tal quali, costituiscono prodotti DOP e IGP. Solo per pochi prodotti viene eseguita una fase di trasformazione (Farina di neccio della Garfagnana, Oliva Ascolana del Piceno, ecc.).

Il settore degli ortofrutticoli e cereali comprende 16.123 operatori, di cui 15.776 produttori agricoli, che coltivano 45.315 ettari (in media 2,9 ettari per azienda), e 706 trasformatori con 739 impianti. Rispetto al 31 dicembre 2008 si registra un aumento sia dei trasformatori (+133 unità, +23,2%) e degli impianti (+128 strutture, +20,9%) sia delle aziende (+326 unità, +2,1%) e della superficie (+2.393 ettari, +5,6%).

 

Analizzando gli operatori per tipo di prodotto, le mele risultano il prodotto coltivato da oltre il 70% delle aziende su più della metà della superficie.

La conduzione femminile interessa il 20,6% delle aziende agricole e il 13,7% delle imprese di trasformazione. Oltre i tre quarti delle aziende agricole (75,3%) sono localizzati in montagna e il 14,4% in collina.

 

Le regioni più attive nella filiera degli ortofrutticoli e cereali sono il Trentino-Alto Adige, l’Emilia-Romagna e la Sicilia. In Trentino-Alto Adige è concentrato ben il 71,8% delle aziende che coltiva il 50,1% della superficie, grazie soprattutto agli impianti della Mela Val di Non in provincia di Trento e della Mela Alto Adige o Sudtiroler Apfel in quella di Bolzano. I trasformatori sono maggiormente presenti in Veneto, Sicilia e Calabria dove si registrano, rispettivamente, 166, 143 e 110 imprese di trasformazione.

 

Gli olii extravergine di oliva

Gli olii extravergine di oliva raggruppano 38 prodotti, attivi già dal 2007. Si tratta del settore più stabile dei prodotti di qualità, secondo come numerosità solo agli ortofrutticoli e cereali. Gli olii extravergine comprendono tutti prodotti DOP, ad esclusione di un solo IGP, l’Olio Toscano, che, peraltro, è il prodotto oleario con il maggior numero di operatori e di superficie coltivata.

 

 

 

Il settore comprende 19.589 operatori, di cui 1.537 trasformatori (con 2.329 impianti) e 18.708 produttori, che coltivano 92.981 ettari investiti a olivo per la produzione di olive da olio, con una media di 5,0 ettari per azienda.

 

 

 

Rispetto all’anno precedente si registra un incremento sia dei produttori (+541 unità, +3%) sia della superficie olivicola (+4.167 ettari, +4,7%), mentre diminuisce il numero sia dei trasformatori (-28 imprese, -1,8%) sia degli impianti (-66 strutture, -2,7%). Dei 1.537 trasformatori rilevati, 956 svolgono l’attività di molitura e 1.209 quella di imbottigliamento.

La gestione femminile interessa il 32,3% delle aziende agricole e il 24,9% delle imprese di trasformazione. La quasi totalità dei produttori si trova in collina (81,6%).

Il 69,6% dei produttori olivicoli è ubicato nel Centro, il 17,8% nel Mezzogiorno e il restante 12,6% nel Nord. In particolare, nella sola Toscana sono localizzate ben 10.852 aziende e 54.153 ettari, che costituiscono, rispettivamente, il 58% delle unità produttive italiane e il 58,2% della superficie nazionale. Nel Mezzogiorno, le regioni più rappresentate sono la Puglia, con 1.458 aziende e 14.928 ettari, e la Sicilia con, rispettivamente, 913 aziende e 6.700 ettari. Gli operatori della trasformazione sono presenti principalmente in Toscana, Puglia e Sicilia, con, rispettivamente, 626, 199 e 109 unità.

 

Gli altri settori

Gli altri settori DOP e IGP comprendono gli altri prodotti di origine animale, gli aceti diversi dagli aceti di vino, i prodotti di panetteria, le spezie, gli olii essenziali e i prodotti ittici. Al 31 dicembre 2009 gli altri settori raggruppano complessivamente 16 specialità, di cui 11 DOP e cinque IGP, i prodotti attivi sono 12. Nel 2009 si registrano tre nuovi riconoscimenti: le DOP Pagnotta del Dittàino e Zafferano di Sardegna e l’IGP Aceto balsamico di Modena.

In generale, si tratta di specialità di nicchia che interessano complessivamente 729 operatori (di cui 325 produttori), con 604 ettari e 65 allevamenti, e 566 trasformatori con 691 impianti. Nel corso del 2009 si registra, a fronte del calo di 52 produttori e di 49 allevamenti, un aumento di 113 trasformatori e 183 impianti, nonché della superficie (+90 ettari). Le donne gestiscono il 30,2% delle aziende agricole e il 16,4% delle imprese di trasformazione. Il 72,9% delle aziende agricole è localizzato nelle zone montane e collinari.

 

I prodotti STG italiani sono soltanto due: la Mozzarella e la Pizza Napoletana. La genericità delle STG mal si coniuga con la varietà delle produzioni regionali agroalimentari italiane, i cui produttori si sono orientati ad ottenere le certificazioni legate al territorio e, quindi, verso le DOP e le IPG.

Comunque ne forniamo i disciplinari che sono scaricabili qui:

 

Mozzarella

Reg. CE n. 2527 del 25.11.98

Pizza Napoletana

Reg. UE n. 97 del 04.02.10

 

I dati aggiornati al 15 marzo 2012 indicano in 1.231 i prodotti con indicazione geografica UE, di cui 275 sono italiani (241 con registrazione definitiva).

I Consorzi incarcati dal Ministero delle Risorse Agricole e Forestali del controllo del rispetto da parte dei produttori dei disciplinari delle specialità DOP e IGP sono elencati in un apposito elenco ufficiale.

Cliccando sulla freccia è possibile scaricare l'elenco aggiornato al 13 marzo 2012 dei Consorzi incaricati ai sensi dell'art. 14 della legge 526/99

 

 torna all'Indice
 

 


 

I prodotti DOP e IGP

 

Sono 17 i prodotti DOP siciliani e 11 quelli IGP.

 

Cliccando sulla freccia è possibile scaricare il disciplinare dei singoli prodotti.

Cliccando sul nome del prodotto si accede a una sua sintetica descrizione.

 

DOP

Prodotto

Stato

Tipo

Disciplinare

IT/PDO/0005/0572

Ciliegia dell'Etna

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0646

Piacentinu Ennese

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0669

Arancia di Ribera

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0661

Vastedda della valle del Belìce

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0305

Pistacchio verde di Bronte

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0577

Pagnotta del Dittaino

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0647

Ficodindia di San Cono

Domanda presentata

DOP

IT/PDO/0005/0218

Olio extravergine di oliva Valdemone

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0258

Olio extravergine di oliva Valle del Belice

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0060

Olio extravergine di oliva Monte Etna

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0241

Ficodindia dell'Etna

Registrata

DOP

IT/PDO/0217/1521

Olio extravergine di oliva Monti Iblei

Registrata

DOP

IT/PDO/0005/0061

Olio extravergine di oliva Val di Mazara

Registrata

DOP

IT/PDO/0017/1551

Oliva Nocellara del Belice

Registrata

DOP

IT/PDO/0017/1510

Olio extravergine di oliva Valli Trapanesi

Registrata

DOP

IT/PDO/0017/1505

Ragusano

Registrata

DOP

IT/PDO/0017/0019

Pecorino Siciliano

Registrata

DOP

 

 

 

 

IGP

 

 

 

 

IT/PGI/0005/00892

Sale Marino di Trapani

Domanda presentata

IGP

IT/PGI/0005/0502

Limone di Siracusa

Registrata

IGP

IT/PGI/0005/0522

Carota Novella di Ispica

Registrata

IGP

IT/PGI/0005/0651

Pesca di Leonforte

Registrata

IGP

IT/PGI/0005/0558

Limone Interdonato Messina

Registrata

IGP

IT/PGI/0005/0332

Salame S. Angelo

Registrata

IGP

IT/PGI/0005/0153

Pomodoro di Pachino

Registrata

IGP

IT/PGI/0005/0170

Uva da tavola di Mazzarrone

Registrata

IGP

IT/PGI/0017/1537

Uva da tavola di Canicattì

Registrata

IGP

IT/PGI/0017/0307

Cappero di Pantelleria

Registrata

IGP

IT/PGI/0017/0317

Arancia Rossa di Sicilia

Registrata

IGP

 torna all'Indice
 


 

Le caratteristiche dei prodotti

 

Olio extra vergine di oliva DOP Monti Iblei

 

Varietà:

Tonda Iblea

Moresca

Nocellara

Etnea o Verdese

Biancolilla

Zaituna

La moresca dà un olio molto equilibrato, dal colore giallo-verde, che si caratterizza per un fruttato medio o leggero. All’assaggio conferma i toni erbacei, poco amaro, con retrogusto di carciofo variamente marcato ed un equilibrato piccante, ideale per completare i sapori delicati di pesce, carni bianche, minestre di fave, lenticchie e ceci e verdure grigliate.

La tonda iblea dà oli fruttati medio - intensi, con sicura percezione di piccante sull’amaro.

Il sentore caratteristico della varietà è il pomodoro verde e la foglia di pomodoro. Dal carattere spiccato è ottimo su insalate, arrosti, minestre e zuppe. La verdese produce oli dal fruttato medio, con leggere sensazioni di erba fresca riconducibile all’oliva verde, dal sapore lievemente piccante e moderatamente amaro. L’olio extra vergine di oliva DOP Monti Iblei ha trovato in questi ultimi anni un innovato utilizzo nell’arte culinaria e ruolo determinante in pasticceria per opera di importanti “mastri dolciari” che hanno sostituito totalmente il burro nella preparazione dei panettoni.

 

 

La coltura dell’olivo interessa la Valle del Belice, con i terreni di Castelvetrano, Partanna, Campobello di Mazara e la Valle di Erice. Province di Ragusa e Siracusa.

 

torna all'elenco prodotti DOP e IGP
 

 

 

 

Olio extra vergine di oliva DOP Valli Trapanesi

 

Varietà:

Nocellara del Belice

Cerasuola

Biancolilla

 

Dalle tre varietà di olive si produce un olio di ottima qualità organolettica. E’ un olio armonico, fruttato intenso, dai toni erbacei, con sensazioni di pomodoro e carciofo e dal sapore leggermente piccante ed amaro, che si apprezza sia nell’uso a crudo, che nelle pietanze cotte.

 

 

 

L’area di produzione coincide con le province di Palermo ed Agrigento. L’origine della denominazione risale all’epoca della dominazione Araba-Normanna, che divise la Sicilia in tre giustizierati detti Valli: Val di Mazara, Val di Noto e Val Demone.

Provincia di Trapani.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

 

Olio extra vergine di oliva DOP Val di Mazara

 

Varietà:

Cerasuola Biancolilla

Nocellara del Belice

Ogliarola messinese

Giaraffa

 

E’ un olio particolarmente indicato per i condimenti di insalate, carpacci di carne, piatti a base di pesce. La Biancolilla, sotto l’aspetto organolettico, da sensazioni di fruttato, amaro e piccante leggero, più raramente medio, con sensazioni di mandorla e, a volte, di carciofo e pomodoro.

 

 

 

La zona di coltivazione interessa le province di Catania, Messina ed Enna e comprende tutti i comuni del versante sud-ovest e nord dell’Etna.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP
 

 

 

 

Olio extra vergine di oliva DOP Monte Etna

 

Varietà:

Nocellara Etnea

Moresca Tonda Iblea

Ogliarola messinese

Biancolilla

Brandofino

Castiglione

 

L’olio Monte Etna si caratterizza per il colore giallo oro con riflessi verdi, l’odore di fruttato medio, con leggere sensazioni erbacee ed il sapore dal tono lievemente piccante, con punte di amaro. Ha un gusto che ricorda il carciofo, il pomodoro e la mandorla. Il frutto della Nocellara Etnea può superare i 6 grammi ed è di forma ellittica con apice appuntito. Si utilizza prevalentemente per produrre olive da mensa, ma anche olio. Molto indicata per le fritture di carni, pesce e verdure, la DOP Monte Etna si presta benissimo anche per il condimento a crudo ed esalta i sapori della tradizionale gastronomia siciliana.

 

 

Zona di produzione:

Provincia di Catania:

Adrano,   Belpasso, Biancavilla,  Bronte,  Camporotondo  Etneo,

Castiglione di  Sicilia,  Maletto, Maniace,  Motta  S. Anastasia,

Paterno',  Ragalna,  Randazzo,  Santa  Maria  di  Licodia, San Pietro

Clarenza.

Provincia di Enna:

Centuripe.

Provincia di Messina:

Malvagna,  Mojo  Alcantara,  Roccella  Valdemone,  Santa Domenica

Vittoria.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

 

 

Olio extra vergine di oliva DOP Valle del Belice

 

Varietà:

Nocellara del Belice

Biancolilla

Giaraffa

Cerasuola

Buscionetto

Santagatese

Ogliarola messinese

 

La Nocellara del Belice è un frutto di grandi dimensioni che può superare i 7 grammi di peso. Si utilizza prevalentemente per produrre olive da mensa, ma anche olio. Sotto l’aspetto organolettico produce un olio dal fruttato medio-intenso, amaro e piccante medio-intenso con sensazioni di carciofo, di pomodoro e odore di mandorla. Dal colore verde oro, si presta in particolar modo per un uso a crudo su verdure, arrosti, carni alla griglia.

 

 

 

Il territorio di produzione della DOP Valle del Belice comprende i terreni di Castelvetrano, Campobello di Mazara, Partanna, Salaparuta, Santa Ninfa e Poggioreale. Per l’omogeneità delle caratteristiche pedoclimatiche e varietali della zona, la Nocellara del Belice raggiunge solo in questo territorio il massimo della sua potenzialità di produzione.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

 
 

Olio extra vergine di oliva DOP Valdemone

 

Varietà:

Ogliarola messinese

Santagatese

Minuta

Olivo di Mandanici

Nocellara messinese

Ottobratica

Brandofino

Verdella

 

Dall’intenso profumo di olive verdi, l’olio Valdemone esprime sensazioni amare erbacee e fruttate, con sensazioni retrolfattive di mandorla, frutta, pomodoro e cardo.

 

 

 

La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta "Valdemone" comprende i territori di tutti i comuni della provincia di Messina eccezion fatta per Floresta, Moio Alcantara e Malvagna.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

Arancia Rossa di Sicilia IGP

 

Varietà:

Tarocco - Più conosciuta tra le varietà, si distingue per il muso presente alla base del frutto. Dalla buccia liscia, di colore giallo arancio, pezzatura medio-grande, la sua polpa succosa presenta venature rosse.

Moro - Di pezzatura medio-piccola, la sua polpa è fortemente pigmentata, dal colore rosso scuro, tendente al violaceo.

Sanguinello -Di pezzatura media, il frutto ha un piccolo collare solcato attorno al peduncolo. La polpa è dolce, succosa e con caratteristiche screziature sanguigne.

 

Ricca di antociani, vitamine A, B, B2 e C, sali minerali, sostanze antiossidanti, l’Arancia Rossa di Sicilia, presente sul mercato da dicembre a maggio, è un frutto insostituibile per chi pratica un’alimentazione sana ed attenta, grazie alle sue capacità di prevenire infezioni, raffreddori, l’invecchiamento cellulare e di offrire un prezioso ausilio nella profilassi dei tumori.

 

 

La produzione delle arance a polpa rossa è tipica del territorio della Sicilia orientale, compreso tra le province di Catania, Siracusa, Enna.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 


 

Arancia Ribera di Sicilia DOP

 

Varietà:

Navelina - Si distingue per l’ombelico (navel),da cui prende il nome, nell’estremità inferiore del frutto. La buccia ha una colorazione giallo-arancio. Completamente priva di semi, la polpa presenta una tessitura grossolana, moderatamente succosa.

Brasiliano o Washington Navel - Appartiene al gruppo delle arance bionde ombelicate. Presenta una buccia con superficie papillata, apice tondeggiante e ombelico (navel) nell’estremità inferiore.

 

L’Arancia Ribera di Sicilia, dal gusto gradevolissimo, è a polpa bionda e senza semi. Contiene vitamina A, B1, B2, vitamina C, sali minerali e zuccheri. Antiossidante, potenzia il sistema immunitario ed esplica un’azione disintossicante, digestiva, diuretica, antinfluenzale ed antitumorale.

 

 

Originaria di Ribera, la coltivazione dell’Arancia Ribera di Sicilia (Riberella) si estende nei territori di parecchi comuni della provincia di Agrigento. La sua produzione inizia nella terza decade di novembre con la varietà Navelina e prosegue, fino ad aprile, con la varietà Brasiliano o Washington Navel.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

Cappero di Pantelleria IGP

 

La produzione di capperi predomina nell’economia dell’isola di Pantelleria. Diffusa sin dall’antichità nell’area mediterranea, la pianta del cappero è parte integrante del paesaggio dell’isola.

 

 

Varietà:

Tondina o nocellara - produce rispetto alla varietà spinosa capperi più sodi e pesanti.

Vengono raccolti da fine maggio a tutto agosto, ogni 8-10 giorni. Una volta separati dai "capperoni", i capperi vengono salati con sale marino grosso in fusti ricavati da vecchie botti tagliate a metà, dette “tinedde”. Travasati da una tinedda all’altra, per i primi 4/5 giorni, sono pronti per il consumo dopo circa un mese.

 

 

Zona di produzione: isola di Pantelleria.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

 

Carota Novella Ispica IGP

 

Varietà :

Carota rossa semilunga nantese

 

Dalla polpa tenera e croccante, si distingue per la colorazione arancione intensa ed un forte aroma con note fruttate ed erbacee. Presente sul mercato nel periodo invernale e primaverile, la Carota novella di Ispica è un concentrato di vitamina A e C, betacarotene, sali minerali e glucidi.

 

 

 

 

La zona di produzione si estende nei territori di parte della province di Ragusa, Siracusa, Catania e Caltanissetta.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 


 

Ciliegia dell’Etna DOP

 

Varietà:

Mastrantonio

Napoleona

Maiolina

 

Dalla polpa tenera e croccante, si distingue per la colorazione arancione intensa ed un forte aroma con note fruttate ed erbacee. Presente sul mercato nel periodo invernale e primaverile, la Carota novella di Ispica è un concentrato di vitamina A e C, betacarotene, sali minerali e glucidi.

 

 

La zona di produzione comprende i versanti Nord orientale e Sud ovest dell’Etna ed interessa parecchi comuni della provincia di Catania, estendendosi fino ad un’altitudine di 1600 m s.l.m.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 


 

Ficodindia dell’Etna DOP

 

Varietà:

gialla o sulfarina

rossa o sanguigna

bianca o muscaredda

 

I frutti, dalle proprietà depurative e diuretiche, vengono raccolti nella seconda decade di agosto (“agostani”) e da settembre a dicembre, (“scozzolati” o “bastardoni”).

Pianta simbolo dell’Etna, questa DOP viene coltivata in numerosi comuni della provincia di Catania, interessati dalle eruzioni del vulcano. Pianta arborescente, nella sua parte aerea si articola in cladodi, dette “pale”, coronati dai frutti che, giunti a maturazione, assumono intense colorazioni. Le varietà si distinguono in base al colore della buccia e della polpa. Nella coltivazione del ficodindia un’operazione particolare è la “scozzolatura”, ovvero l’asportazione di fiori e piccoli frutti eseguita nel mese di giugno, perché si possa ottenere una seconda fruttificazione di qualità superiore.

 

 

 

Zona di produzione: fa parte della provincia di Catania interessata dagli effetti dell'eruzione del vulcano ed è compresa in una fascia altimetrica che va dai 150 ai 750 m s.l.m.. Ricade nel territorio dei Comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Ragalna, Camporotondo, Belpasso e Paternò

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

 

Ficodindia di San Cono DOP

 

Varietà:

sulfarina o gialla

sanguigna o rossa

muscaredda o bianca

 

I frutti “agostani” e “tardivi” si distinguono per le grandi dimensioni, la vivace colorazione della polpa e della buccia, la particolare dolcezza e fragranza. Gli “agostani” si raccolgono da fine agosto a fine settembre, mentre i “tardivi” vengono raccolti dalla seconda decade di settembre a fine dicembre. Il microclima dell’areale di produzione dà origine a frutti dalla qualità unica.

 

 

La zona di produzione comprende i territori dei comuni di San Cono, San Michele di Ganzaria, in provincia di Catania, nonché Piazza Armerina (Enna) e Mazzarino (Caltanissetta).

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

Limone Interdonato IGP

 

Il litorale ionico della provincia di Messina si caratterizza per la coltivazione del Limone Interdonato, “frutto fino o speciale”, ottenuto dall’innesto fra cedro e limone ed apprezzato in tutti i mercati nazionali ed internazionali. La produzione avviene dal mese di settembre ad aprile.

 

Il frutto ha forma allungata, con umbone pronunciato e buccia a grana molto fine (limone fino). E’ ricco di succo con un elevato valore di vitamina C. Particolarmente apprezzato nei Paesi dell’Europa occidentale, il suo sapore poco acidulo ne consente il consumo fresco, sia in bevande che in insalate.

 

Varietà:

Interdonato o Speciale

 

 

 

La zona di produzione dell’IGP «Limone Interdonato Messina» comprende interamente i seguenti territori comunali della Provincia jonica Messinese:

Messina, Scaletta Zanclea, Itala, Alì, Alì’ Terme, Nizza di Sicilia, Roccalumera, Fiumedinisi, Pagliara, Mandanici, Furci Siculo, S.Teresa di Riva, Letojanni, S. Alessio Siculo, Forza D’Agrò, Taormina e Casalvecchio Siculo; Giardini Naxos e Savoca.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 


 

Limone di Siracusa IGP

 

La coltivazione del limone in provincia di Siracusa ha antiche origini. Apprezzato per la succosità superiore al 30%, la ricchezza di ghiandole oleifere e l’elevata qualità di oli essenziali, il Limone

di Siracusa è dissetante, aromatico, ricco di vitamina C e di sali minerali.

 

Varietà:

Femminello

La varietà Femminello di Siracusa é la migliore per produttività e caratteristiche qualitative. E’ caratterizzato dalla precocità di fruttificazione, con una prevalenza di limone primofiore (ottobre/dicembre) ed invernale (gennaio/marzo), seguita dal limone bianchetto (maggio/giugno) e dal verdello (agosto/settembre).

 

Di pezzatura medio-grande, si distingue per il colore e la finezza della buccia e per l’alto contenuto di acido citrico.

 

 

La zona geografica di coltivazione dell’Indicazione Geografica Protetta “Limone di Siracusa” comprende i comuni di Augusta, Melilli, Siracusa, Avola, Noto, Rosolini, Floridia, Solarino, Sortino e Priolo Gargallo. Tale area geografica si estende non oltre i 10 km dal mare Ionio e non supera i 210 metri di altitudine sul livello del mare ed è delimitata a nord e a sud rispettivamente dalle valli esposte a sud del torrente Porcaria e del fiume Tellaro.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP


 

 

 

Oliva Nocellara del Belice DOP

 

Le Olive da tavola Nocellara del Belice sono verdi e nere. Le olive verdi vengono trasformate secondo sistemi di deamarizzazione e fermentazione di tre tipi (sivigliano, al naturale, alla Castelvetrano o alla napoletana), mentre le olive nere possono maturare sia con che senza trattamento con mezzo alcalino.

 

Dalla polpa croccante, che si stacca con facilità dal nocciolo, le Olive Nocellara del Belice hanno un odore acidulo ed un sapore acido, salato, leggermente piccante, con sensazioni di amaro e di dolce.

 

 

 

 

E’ coltivata nei territori dei comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna, in provincia di Trapani. La raccolta viene fatta a mano (brucatura), da metà settembre a fine ottobre. La lavorazione deve essere effettuata entro e non oltre le 24 ore dalla raccolta.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 


 

Bianco di Leonforte e Giallone di Leonforte

 

La coltivazione di questo ecotipo locale di pesca interessa i comuni di Leonforte, Enna, Calascibetta, Assoro ed Agira, nella parte centrale della Sicilia.

 

Varietà:

Bianco e Giallone di Leonforte

 

Le Pesche di Leonforte maturano tardivamente, dal mese di settembre fino a novembre. La coltivazione, laboriosa e delicatissima, prevede nel mese di giugno l’insacchettatura manuale di ogni frutto con carta pergamenata, quando le pesche sono ancora verdi. Giunte a maturazione, chiuse nei loro sacchetti che le proteggono dai parassiti e dal vento, le Pesche di Leonforte diventano di colore giallo intenso con leggere striature rosse. La polpa gialla e soda, particolarmente dolce e gustosa, è una sana risorsa di energia.

 

 

 

La coltivazione di questo ecotipo locale di pesca interessa i comuni di Leonforte, Enna, Calascibetta, Assoro ed Agira, nella parte centrale della Sicilia.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP


 

 

Pistacchio Verde di Bronte DOP

 

La sua coltivazione in Sicilia fu introdotta nel IX secolo d.C. dagli Arabi che individuarono nei terreni di natura vulcanica di Bronte, in provincia di Catania, il luogo ideale per l’innesto e la coltivazione del “Fustuq” (pistacchio), data la notevole diffusione del portainnesto spontaneo (scornabecco). Su una superficie stimata di circa 3000 ettari, caratterizzata da orografia sconnessa e spesso declive e priva di risorse idriche, i pistaccheti di Bronte, detti “lochi”, determinano una forte caratterizzazione paesaggistica ed ambientale, dovuta alla morfologia delle piante procombenti o addirittura striscianti sulla viva roccia.

 

Varietà:

"Pistacia vera", cultivar "Napoletana", chiamata anche "Bianca" o "Nostrale", innestata su “Pistacia terebinthus”

 

Il Pistacchio di Bronte fruttifica ad anni alterni. Grazie al suo colore verde brillante ed all’intenso sapore, viene utilizzato principalmente in pasticceria. Contiene numerose varietà di oli essenziali con attività antimicrobiche, mentre l’attività antiossidante è riconducibile alla presenza di biofenoli. Il pistacchio contiene inoltre apprezzabili quantità di acidi grassi saturi, ma soprattutto insaturi (71-85%), che espletano una riconosciuta attività nella modulazione della risposta alle infiammazioni ed hanno una funzione protettrice dell’apparato cardiovascolare e renale.

 

 

La zona di produzione del "Pistacchio Verde di Bronte", ricade nel territorio dei comuni di Bronte, Adrano, Biancavilla (Provincia di Catania).

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

Pomodoro di Pachino IGP

 

Attraente all’occhio, all’olfatto ed al gusto, il Pomodoro di Pachino è un prezioso alimento, fonte di energia e benessere, perché molto ricco di licopene, una sostanza appartenente al gruppo degli antiossidanti, detti carotenoidi. Coltivato prevalentemente in serra, viene prodotto tutto l’anno.

 

Varietà:

grappolo - pomodoro verde o rosso, tondo e liscio

ciliegino - ha l’aspetto a ciliegia su un grappolo a spina di pesce , con frutti tondi e piccoli

costoluto – verde scuro dalle coste marcate

tondo liscio – verde scuro e rotondo, dal gusto marcato

 

 

La zona di produzione dell'I.G.P. «Pomodoro di Pachino» comprende l'intero territorio comunale di Pachino e Portopalo di Capo Passero e parte dei territori comunali di Noto (prov. di Siracusa) ed Ispica (provincia di Ragusa).

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

Uva da Tavola Canicattì IGP

 

L’Uva da tavola Italia di Canicattì è la varietà di maggior pregio prodotta tra i comuni di Canicattì e Delia, nelle province di Agrigento e Caltanissetta. Disponibile da luglio ad ottobre, è apprezzata nel mondo per l’inconfondibile sapore, il fresco profumo e le pregiate qualità nutritive che ne fanno un prodotto unico. Dai grappoli di grossa pezzatura e resistenti, con acini medi o grossi, dorati e croccanti, è gustosa ed equilibrata.

 

Varietà:

designa i grappoli di uva da mensa della cv. Italia nota come incrocio Pirovano "65" ottenuta da incrocio Bicane x Moscato d'Amburgo, adattatosi alle particolari condizioni pedologiche e climatiche della zona geografica del Canicattese.

 

 

La zona di produzione comprende tutti i Comuni ricadenti nelle province di Agrigento e Caltanissetta che si caratterizzano per la coltivazione dell'uva "Italia":

Provincia di Agrigento: Canicattì, Castrofilippo, Racalmuto, Grotte, Naro, Camastra. C. Bello di Licata, Ravanusa, Favara, Agrigento, Licata, Comitini, Aragona, Palma di Montechiaro.

Provincia di Caltanissetta: Caltanissetta, Serradifalco, Montedoro, Butera, Sommatino, Delia, Mazzarino, Riesi, Gela, S.Cataldo, Milena.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

Uva da Tavola Mazzarrone IGP

 

La produzione delle varietà di Uva da tavola Mazzarrone (bianca, rossa e nera), con o senza semi, avviene in un ambiente che, grazie al clima di cui gode, offre i migliori presupposti per l’ottenimento di un prodotto di alta qualità. Dal sapore dolce e gustoso, è prodotta da luglio ad ottobre, in vigneti coltivati a tendone.

 

Varietà:

Uva nera

Uva rossa

Uva bianca

 

 

E’ coltivata nell’area di Mazzarrone, al limite della provincia di Catania e nei comuni di Acate, Caltagirone, Chiaramente Gulfi, Comiso e Licodia Eubea, tra i territori di Catania e Ragusa.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

Pecorino Siciliano DOP

 

E’ il più antico formaggio della Sicilia, citato già nel IX sec. a.C., in uno dei passi più famosi dell’Odissea di Omero e nell’opera “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio.

E’ un formaggio a pasta dura, semicotto, prodotto con latte intero crudo di pecora. La produzione avviene da ottobre a giugno e per ottenere la DOP deve stagionare almeno quattro mesi. Il colore bianco è tipico delle produzioni invernali, tende a divenire paglierino nelle produzioni primaverili ed estive. Ha forma cilindrica a facce piane con crosta bianca – giallognola, rugosa per la modellatura lasciata dal canestro di giunco "fascedda". La salatura a secco viene effettuata il giorno successivo alla produzione, sull’intera superficie della forma, che viene nuovamente salata dopo dieci giorni. Dal sapore deciso, fruttato e piccante, ha un intenso aroma. La salatura del Pecorino avviene a secco, per sfregamento. Viene stagionato in appositi locali, dai tre ai dodici mesi. Prodotto anche nella versione pepata, con aggiunta di grani di pepe nero interi nella cagliata.

 

 

Viene prodotto in tutta la Sicilia e principalmente nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna e Trapani.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 
 

Piacentinu Ennese DOP

 

Prodotto in tutti i comuni della provincia di Enna, è unico per l’aggiunta di zafferano nel latte ovino.

Il “Piacentinu Ennese” è un formaggio a pasta compatta pressata ottenuto con latte ovino intero, crudo ad acidità naturale di fermentazione, prodotto dalle razze ovine autoctone siciliane Comisana, Pinzirita, Valle del Belice e loro meticci.

La pasta è compatta e gialla per la presenza di zafferano; frequente l’aggiunta di pepe nero in grani.

Dall’aroma floreale e fruttato, il Piacentinu Ennese ha un gusto aromatico, dolce e piccante.

 

 

La zona di produzione del latte, di caseificazione, di stagionatura del “Piacentinu Ennese”comprende l’intero territorio dei Comuni di Enna, Aidone, Assoro, Barrafranca, Calascibetta, Piazza Armerina, Pietraperzia, Valguarnera, Villarosa della provincia amministrativa di Enna.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

Ragusano DOP

 

E’ uno dei formaggi più antichi della Sicilia, sin dal XIV secolo ha fatto parte di un fiorente commercio oltre i confini del Regno di Sicilia. Veniva chiamato “caciocavallo”, per il sistema di stagionatura delle forme appese a cavallo di una trave.

E’ un formaggio a pasta filata dalla forma a parallelepipedo, con un peso che va dai 10 ai 16 kg. La crosta è liscia, sottile e compatta; il colore è giallo dorato e paglierino. Il sapore varia da dolce e delicato, nei primi mesi di stagionatura, a piccante e saporito, a stagionatura più avanzata.

 

Prodotto con latte vaccino intero crudo e caglio in pasta di agnello o capretto, il formaggio Ragusano deriva da bovine alimentate prevalentemente con essenze foraggere spontanee e pascoli del tavolato ibleo. Per ottenere la DOP deve stagionare almeno tre mesi.

 

 

 

 

E’ prodotto nella provincia di Ragusa e nei comuni di Noto, Palazzolo Acreide, Rosolini in provincia di Siracusa.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 


 

Vastedda Valle del Belice DOP

 

Formaggio a pasta filata, ottenuta da latte ovino crudo intero, la Vastedda ha origini remote e prende il nome dalla razza ovina autoctona Valle del Belice. La zona di produzione comprende le province di Palermo, Agrigento e Trapani. La caseificazione avviene durante i mesi estivi, quando il latte è più ricco di aroma e di componenti che ne consentono il tipico procedimento di lavorazione.

Di forma piccola e delicata, simile ad una focaccina, è di un tenue color avorio e dal sapore dolce, e retrogusto leggermente acido.

Va consumata freschissima ed il suo sapore viene esaltato dalle altre essenze mediterranee.

 

 

 

 

 

 

La zona geografica di allevamento degli ovini, di produzione del latte, di trasformazione e di condizionamento del formaggio Vastedda della valle del Belìce DOP, è compresa nell’ambito dei territori amministrativi dei seguenti comuni:

a)  in provincia di Agrigento: Caltabellotta, Menfi, Montevago, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belìce e Sciacca;

b)  in provincia di Trapani: Calatafimi, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Gibellina, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Ninfa e Vita;

c)  in provincia di Palermo: Contessa Entellina e Bisacquino limitatamente alla frazione denominata “San Biagio”.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

Pagnotta Valle del Dittaino DOP

 

La produzione di questa DOP ha origini remote nel territorio compreso tra la provincia di Enna e Catania.

La Pagnotta del Dittaino, dalla caratteristica forma tondeggiante e dal peso di circa 1,2 kg, è un pane ottenuto mediante un particolare processo di lavorazione, basato sull’impiego del lievito naturale, detto “criscenti”, e della semola rimacinata di grano duro delle varietà Simeto, Duilio, Arcangelo, Mongibello Ciccio e Colosseo, coltivate in quest’area.

Si caratterizza per la consistenza della crosta, per il colore giallo tenue e per l’alveolatura fine ed uniforme della mollica.

La Dop Pagnotta del Dittaino, mantiene inalterate per cinque giorni le sue caratteristiche di freschezza, odore e sapore tipici ed è caratterizzata da un ottimo apporto proteico e da elevati valori di calcio e ferro.

 

 

Zona di produzione: comuni di Agira, Aidone, Assoro, Calascibetta, Enna, Cagliano Castelferrato, Leonforte, Nicosia, Nissoria, Piazza Armerina, Regalbuto, Sperlinga, Valguarnera Caropepe, Villarosa in provincia di Enna ed i comuni di Castel di Iudica, Raddusa e Ramacca in provincia di Catania.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

Salame Sant’Angelo IGP

 

Prodotto solo a Sant’Angelo di Brolo in provincia di Messina, è un salame che deriva esclusivamente da carni suine, insaccato in budella naturali di suini. La carne fresca utilizzata proviene da razze selezionate tradizionali (Large White, Landrance e Duroc) o da animali derivanti da incroci tra queste razze e quelle autoctone.

 

La stagionatura del prodotto, variabile in funzione della pezzatura, delle caratteristiche chimico-fisiche e merceologiche, avviene in ampie sale adeguatamente aerate e separate tra loro, ove gli insaccati s'inebriano con i profumi della fresca vegetazione circostante.

 

Altrettanto importante è il microclima della zona geografica che ne influenza positivamente la fase fondamentale della stagionatura. La particolare morfologia dei versanti della vallata di Sant'Angelo di Brolo, che crea un idoneo andamento delle correnti aeree, della temperatura e dell'umidità, tali da consentire l'instaurazione di un micro-ambiente, differenzia la vallata e la fa assomigliare ad una grande sala di stagionatura, con connotazioni non riproducibili altrove.

 

 

 

 

 

La produzione del SALAME S. ANGELO avviene solo nel territorio del Comune di Sant’Angelo di Brolo in provincia di Messina.

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

 

 

Sale Marino di Trapani

 

Il Sale Marino di Trapani è un sale integralmente naturale senza additivi, sbiancanti, conservanti o antiagglomeranti, particolarmente apprezzato per le caratteristiche di purezza dalle industrie conserviere italiane ed europee.
A conferma della lunga tradizione di coltivazione e raccolta del Sale Marino di Trapani valgono le notizie storiche relative alla commercializzazione di tale prodotto che risale a tremila anni fa, quando i fenici misero al centro della loro economia il cosiddetto oro bianco.

 

Il “Sale marino di Trapani” viene prodotto con il metodo della precipitazione frazionata dei composti e degli elementi contenuti nell'acqua marina, per evaporazione dell'acqua di mare in ordini successivi di vasche a concentrazione crescente, in modo tale da ridurre la presenza dei composti indesiderati, quali ad esempio solfati (solfato di calcio/gesso in particolare) e carbonati. La "coltivazione" della salina ha periodicità annuale. Ha inizio ad aprile con la prima immissione di acqua nelle vasche di prima entrata, chiamate localmente vasche “fridde”, procede per l’intero periodo estivo culminando in uno o due raccolti tra la seconda metà di luglio e la prima metà di settembre. Un terzo raccolto nel mese di ottobre è possibile solo in caso di prolungata siccità.

 

 

La zona geografica di produzione comprende i territori dei Comuni di Trapani, Paceco e Marsala (Provincia di Trapani). Più in particolare tale area geografica ricomprende le saline della fascia costiera (“La Via del Sale”) delimitata a Sud dall'abitato della città di Marsala, a Nord da quello della città di Trapani, ad ovest dal mar Mediterraneo (includendo le Isole dello Stagnone di Marsala: Isola Grande, Isola di Mothia, Isola Santa Maria, ad Est dalla strada statale 115 (S.S. 115)

 torna all'elenco prodotti DOP e IGP

 

 

 torna all'Indice

 


 

I vini

 

Note storiche

 

La Sicilia è una delle regioni di più antica tradizione viticola come dimostrano i numerosi reperti archeologici (ampeloliti fossili, anfore ad uso vinario, monete con figurazioni dionisiache e uvicole) e le molteplici fonti letterarie greche e latine che fanno riferimento ai rinomati vini siciliani.

Sin dall'epoca dei Fenici (IX-IV secolo a.C.) il commercio di olio e vino è testimoniato dalla presenza di anfore utilizzate per il trasporto e da altre tipologie di ceramiche, quali le brocche bilobate e le coppe carenate, che costituivano i “servizi” normalmente impiegati per il consumo di vino. Le recenti ricerche archeologiche dimostrano, inoltre, che i Fenici si occuparono anche di attività agro-pastorali, oltre che di commercializzazione (M. Botto 2001). Grande splendore i vigneti ebbero durante la colonizzazione dei Greci (VIII-III secolo a.C.), che introdussero alcuni vitigni come il Grecanico, giunto sino ai nostri giorni. Si ritrovano raffigurazioni di scene viticole sulle monete a testimonianza della sviluppata attività economica della regione legata alla produzione vinaria. Durante il dominio dei Romani (III secolo a.C.-V secolo d.C.), in particolare in età cesarea nella Gallia è attestata la presenza di vino siciliano. Plinio citava il Mamertino del messinese, quando Cesare brindò alla festa per il suo trionfo al terzo consolato.

Durante il declino dei Romani, in Sicilia si afferma la classe dei grandi proprietari terrieri, come è attestato dalla presenza di grandi ville rustiche come quella del Casale di Piazza Armerina, nei cui mosaici sono rappresentate scene di vendemmia, a testimonianza della coltivazione dei vigneti nel territorio.

Successivamente, le continue invasioni dei barbari nelle campagne portarono all'abbandono delle stesse, per cui la coltivazione della vite cadde in declino. Nonostante il Corano facesse divieto di assumere alcolici, durante il dominio dei Musulmani (827- 1061) venivano coltivate le uve da mensa e fu introdotto a Pantelleria il vitigno “Zebib” (oggi Zibibbo o Moscato di Alessandria), tratto dal Capo Zebib in Africa di fronte l'isola di Pantelleria (B. Pastena 1970).

La vite e l'ulivo ripresero la loro espansione durante il periodo della dominazione dei Normanni; in seguito, durante il periodo della dominazione degli Aragonesi, il vino siciliano raggiunse grande rinomanza, attestata dalla costituzione di numerose società di vendita di vino, come riferisce il Cougnet nella sua “Historiae de la table”.

Durante la dominazione degli Spagnoli (1512-1713), nei territori interni aumentarono i vigneti, gli oliveti e i mandorleti e, dove abbondava l'acqua anche i giardini e le coltivazioni di ortaggi. Nel cinquecento, Tommaso Fazello, nel suo “De rebus Siculis”, cita come zone assai vitate il territorio di Aci, il contado di Messina, la pianura ai piedi dell'Etna, la Val di Mazara e la piana di Palermo. Bacci, nel suo celebre “Naturali vinorum historia”, cita i vigneti alle falde del Monte Erice, quelli del territorio di Palermo e dell'isola di Lipari, sparsa di fecondi colli. L'importanza della produzione vitivinicola in questo periodo viene attestata dalla costituzione delle maestranze dei bottai a Salemi nel 1683 e di quella di Palermo. 

Durante il successivo dominio dei Piemontesi e degli Austriaci la viticolture visse un periodo di crisi dalla quale si risollevò in epoca Borbonica, come attesta il viaggiatore lucchese G.A. Arnolfini, nel suo “Giornale di viaggio” del 1776, dove parla del vino siciliano che si produce in abbondanza in tutte le parti dell'isola. Il commerciante inglese John Woodhouse apre uno stabilimento vinicolo a Marsala, sviluppando il commercio dei vini Marsala con l'Inghilterra. Anche Benjamin Ingham apre diversi stabilimenti a Marsala e Mazara; ma ad esaltare lo sviluppo del commercio del Marsala contribuì in maniera preponderante la fondazione di uno stabilimento da parte dell'imprenditore Vincenzo Florio.

Nel 1862, Garibaldi tornò in Sicilia e visitò lo stabilimento Florio, bevve e lodò il Marsala dolce che da allora in poi fu denominato “Garibaldi dolce”. Nella seconda metà dell'ottocento, l'invasione della fillossera distrugge gran parte dei vigneti dell'isola e la vite viene soppiantata da altre colture.

Agli inizi del XX secolo si diffuse la tecnica dell'innesto su vite americana resistente alla fillossera e la vite cominciò nuovamente a verdeggiare. La crisi economica conseguente alla fillossera e la guerra commerciale con la Francia segnarono la fine della produzione dei vini ad alta gradazione ed ad intenso colore, che venivano esportati in Francia come vini da taglio, e aumentò la produzione dei vini da pasto a più moderato tenore alcolico, profumati e freschi.

 

E' verso la fine degli anni '80 ed i primi anni '90 che si può indicare l'inizio della moderna storia del vino siciliano. Si assoda la capacità della Sicilia a produrre vini bianchi di qualità sia con vitigni autoctoni come Inzolia, Catarratto, Grillo, sia con vitigni alloctoni, come lo Chardonnay, Muller Turgau e Sauvignon. Negli anni novanta inizia la sperimentazione e la produzione di vini rossi di alta qualità con il vitigno autoctono Nero d'Avola e gli alloctoni Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot e Pinot nero.

Il protagonista indiscusso di tale nuovo corso è il Nero d'Avola, che anche in assemblaggio con altri vitigni internazionali riesce a caratterizzare e a marcare il vino stesso, non solo per l'aspetto cromatico, ma soprattutto perché conferisce al vino una tipicità riconducibile ai sapori mediterranei.

 

L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione: - base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione dei vini in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata;

- le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare;

- le pratiche relative all’elaborazione dei vini, sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in bianco ed in rosso dei vini tranquilli, quest’ultima adeguatamente differenziate per la tipologia di base e la tipologia riserva, riferita quest’ultima a vini rossi maggiormente strutturati, la cui elaborazione comporta un periodo di invecchiamento non inferiore ai due anni. Così come tradizionali sono le pratiche di elaborazione per la produzione dei vini spumanti e quelle relative all’appassimento delle uve ed alla vinificazione ed affinamento della tipologia vendemmia tardiva.

 

 


 

Le produzioni di vini DOP - IGP

 

Dal 1 agosto 2009 è entrata in vigore la nuova classificazione dei prodotti vinicoli introdotta in Unione Europea da primo con il Regolamento del Consiglio 479/2008 abrogato con il regolamento 491/2009.

Le denominazioni di origine dei prodotti agricoli e alimentari sono disciplinate in Europa dal Regolamento del Consiglio 1234/2007, che, con le modifiche introdotte dal Regolamento 491/2009, codifica il sistema di classificazione dei prodotti vitivinicoli istituendo le DOP (denominazione di origine protetta), le IGP (indicazione geografica protetta) e le menzioni tradizionali anche per il vino. Il Regolamento 607/2009 è il regolamento applicativo della Commissione che codifica, tra l’altro, le procedure relative alle caratteristiche dei disciplinari, alla richiesta di riconoscimento, alle modalità relative ai controlli.

Il principio posto alla base di questa normativa si riallaccia alla necessità di proteggere il sistema produttivo che rende determinante, per il successo e la qualità di una prodotto, l’indicazione della sua provenienza e del metodo produttivo utilizzato.

 

La normativa in vigore fino al 31 luglio 2008 prevedeva la classificazione in:

  • vino da tavola, senza indicazione di vitigno e di annata
  • vino da tavola con indicazione geografica tipica (IGT) con la possibilità di indicare il vitigno previsto dal disciplinare di produzione e l’annata di produzione;
  • vini di qualità prodotti in regione determinate: vini a denominazione d’origine controllata (DOC) e vini a denominazione d’origine controllata e garantita (DOCG)

 

Secondo la nuova normativa il vino prodotto in Unione Europea è così classificato:

  • Vino senza denominazione d’origine: vino; vino con indicazione di vitigno e annata
  • Vino con denominazione d’origine: vino DOP e vino IGP.

 

L’indicazione della classificazione prevista dalla normativa precedente (IGT, DOC, DOCG) è permessa nell’etichettatura dei prodotti IGP e DOP.

 

Si definisce "denominazione d'origine", il nome di una regione, di un luogo determinato o, in casi eccezionali, di un paese, che serve a designare un prodotto vitivinicolo, conforme ai seguenti requisiti:

  • la sua qualità e le sue caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente al particolare ambiente geografico ed ai suoi fattori naturali e umani;
  • le uve da cui è ottenuto provengono esclusivamente da tale zona geografica;
  • la sua produzione avviene in detta zona geografica;
  • è ottenuto da varietà di viti appartenenti alla specie Vitis vinifera.

 

Si definisce "indicazione geografica", l’indicazione che si riferisce a una regione, a un luogo determinato o, in casi eccezionali, a un paese, che serve a designare un prodotto vitivinicolo conforme ai seguenti requisiti:

  • possiede qualità, notorietà o altre caratteristiche specifiche attribuibili a tale origine geografica;
  • le uve da cui è ottenuto provengono per almeno l’85 % esclusivamente da tale zona geografica;
  • la sua produzione avviene in detta zona geografica;
  • è ottenuto da varietà di viti appartenenti alla specie Vitis vinifera o da un incrocio tra la specie Vitis vinifera e altre specie del genere Vitis.

 

Taluni nomi usati tradizionalmente costituiscono una denominazione di origine se:

  • designano un vino;
  • si riferiscono a un nome geografico;
  • soddisfano i requisiti relativi alle denominazioni;
  • sono sottoposti alla procedura prevista per il conferimento della protezione alla denominazione di origine e all’indicazione geografica.

 

Per “menzione tradizionale” si intende l’espressione usata tradizionalmente negli Stati membri, in relazione ai prodotti vitivinicoli, per indicare:

  • che il prodotto reca una denominazione di origine protetta o un’indicazione geografica protetta dal diritto comunitario o nazionale;
  • il metodo di produzione o di invecchiamento oppure la qualità, il colore, il tipo di luogo o ancora un evento particolare legato alla storia del prodotto a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta.

 

Le menzioni tradizionali sono riconosciute, definite e protette dalla Commissione.

 

Tutte le denominazioni registrate ai sensi del regolamento 1234/2007 presuppongono, a garanzia del consumatore, un sistema di controllo e certificazione. L’applicazione di tale adempimento comporta che ogni denominazione sia soggetta al controllo di un solo organismo, autorizzato dal Ministero. Gli organismi che vengono incaricati di questi controlli devono garantire la terzietà, la competenza e la solidità aziendale. Al momento dell’autorizzazione, si approva il piano dei controlli.

  torna all'Indice

 


Le menzioni tradizionali dei vini della Sicilia riconosciute dall’UE

 

Attualmente sono 23 le menzioni tradizionali di vini siciliani DOC, una DOCG e 7 IGT.

Nella colonna “Province di produzione” sono evidenziate le province eleggibili del Programma Italia - Tunisia (Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Trapani).

Cliccando sulle frecce sarà possibile scaricare il disciplinare di produzione di ciascuna denominazione protetta.

 

Denominazioni dei vini

Disciplinare consolidato

Province di produzione

Vini a Denominazione di origine controllata e garantita

 

 

Cerasuolo di Vittoria, accompagnato o no dalla sottozona: classico

Ragusa, Caltanissetta e Catania

Vini a Denominazione di origine controllata

 

 

Alcamo accompagnata o no dalla sottozona: classico

Trapani e Palermo

Contea di Sclafani

Agrigento, Caltanissetta e Palermo

Contessa Entellina

Palermo

Delia Nivolelli

Trapani

Eloro, accompagnata o no dalla sottozona: Pachino

Ragusa e Siracusa

Erice

Trapani

Etna, consentito: l'uso di menzioni geografiche aggiuntive

Catania

Faro

Messina

Malvasia delle Lipari

Messina

Mamertino di Milazzo o Mamertino

Messina

Marsala

Trapani

Menfi, accompagnata o no dalle sottozone: Feudo dei Fiori o Bonera

Agrigento e Trapani

Monreale

Palermo

Moscato di Pantelleria , Passito di Pantelleria e Pantelleria

Trapani

Noto

Siracusa

Riesi

Caltanissetta

Salaparuta

Trapani

Sambuca di Sicilia

Agrigento

Santa Margherita di Belice

Agrigento

Sciacca, accompagnata o no dalla sottozona: Rayana (obbligatoriamente preceduta dalla menzione: Riserva)

Agrigento

Sicilia

Tutte le province

Siracusa, consentito: l’uso della menzione Vigna

Siracusa

Vittoria

Caltanissetta, Catania e Ragusa

Vini ad Indicazione Geografica Tipica

 

 

Avola

Siracusa

Camarro

Trapani

Fontanarossa di Cerda

Palermo

Salemi

Trapani

Salina

Messina

Terre siciliane

Tutte le province

Valle Belice

Agrigento e Palermo

 torna all'Indice
 


 

Vitigni coltivati in Sicilia e relative superfici

 

I vitigni coltivati in Sicilia

Codice

Cultivar

 Colore

Superficie

% tot

58

Catarratto bianco comune

B

394.948.928

33,21

46

Calabrese o Nero d’Avola

N

188.118.031

15,82

244

Trebbiano toscano

B

85.198.526

7,16

13

Ansonica o Inzolia

B

79.253.711

6,66

94

Grecanico

B

53.881.769

4,53

231

Syrah

N

51.791.023

4,35

146

Merlot

N

48.136.497

4,05

298

Chardonnay

B

47.854.101

4,02

165

Nerello mascalese

N

39.681.864

3,34

43

Cabernet Sauvignon

N

39.077.257

3,29

101

Grillo

B

33.850.359

2,85

59

Catarratto bianco lucido

B

24.884.779

2,09

218

Sangiovese

N

18.456.721

1,55

343

Zibibbo

B

16.019.477

1,35

164

Nerello Cappuccio

N

8.573.251

0,72

87

Frappato di Vittoria

N

7.916.371

0,67

346

Viogner

B

5.479.233

0,46

194

Pinot grigio G.

B

4.920.312

0,41

72

Damaschino

B

4.579.018

0,39

185

Perricone

N

3.198.099

0,27

11

Alicante bouschet

N

2.974.706

0,25

129

Malvasia bianca

B

2.642.149

0,22

779

Selvatici da innestare

R

2.435.769

0,2

221

Sauvignon

B

2.358.791

0,2

81

Fiano

B

2.261.830

0,19

999

Altre uve nere

N

2.004.572

0,17

42

Cabernet Franc

N

1.995.359

0,17

335

Petit Verdot

N

1.755.923

0,15

19

Barbera

N

1.496.622

0,13

888

Altre uve bianche

B

1.417.930

0,12

62

Ciliegiolo

N

1.383.215

0,12

158

Muller - Thurgau

B

1.325.991

0,11

135

Malvasia di Lipari

B

1.194.345

0,1

153

Moscato bianco

B

1.189.452

0,1

55

Carricante

B

835.550

0,07

195

Pinot nero

N

797.904

0,07

2

Aglianico

N

791.395

0,07

258

Vermentino

B

480.646

0,04

777

Piante madri di portainnesti

R

383.228

0,03

262

Vernaccia nera n.

N

289.337

0,02

193

Pinot bianco

B

265.596

0,02

10

Alicante

N

237.238

0,02

154

Moscato giallo

B

184.985

0,02

57

Catanese nero

N

181.099

0,02

780

Vigneto sperimentale

x

179.578

0,02

128

Malvasia N.

N

171.969

0,01

238

Traminer aromatico Rs.

R

167.871

0,01

200

Prosecco B.

B

151.905

0,01

344

Tannat

N

125.108

0,01

261

Vernaccia di S. Gimignano

B

118.449

0,01

360

Lambrusco

N

111.253

0,01

345

Tempranillo

N

99.228

0,01

186

Petit rouge n.

N

86.794

0,01

***

Non classificato

-

82.764

0,01

168

Nero buono n.

N

81.620

0,01

106

Guarnaccia B.

B

72.003

0,01

778

Piante madri per marze

R

60.359

0,01

38

Bovale n.

N

60.264

0,01

45

Cagnulari n.

N

52.512

0

51

Cannonao n.

N

47.913

0

227

Semillon

B

42.099

0

172

Nocera

N

39.147

0

291

Sirio b.

B

38.557

0

150

Montepulciano

N

38.068

0

49

Canaiolo nero n.

N

35.518

0

191

Pignola n.

N

34.868

0

52

Caricagiola n.

N

34.120

0

88

Freisa n.

N

25.980

0

1

Abbuoto n.

N

25.119

0

210

Riesling b.

B

24.771

0

151

Montonico bianco

B

24.480

0

90

Gaglioppo

N

23.542

0

166

Neretta Cuneese n.

N

22.590

0

260

Vernaccia di Oristano b.

B

22.341

0

216

Roussane b.

B

20.800

0

12

Ancelotta n.

N

20.748

0

5

Albanello

B

20.424

0

54

Carignano n.

N

18.819

0

100

Grignolino n.

N

18.641

0

160

Nebbiolo n.

N

18.410

0

103

Groppello di S. Stefano n.

N

16.300

0

68

Corinto nero

N

16.013

0

30

Biancone b.

B

15.180

0

147

Minnella bianca

B

14.745

0

35

Bonarda n.

N

14.563

0

60

Cesanese comune n.

N

14.530

0

340

Santa Maria b.

B

14.300

0

299

Manzoni (incrocio 6.0.13)

B

14.005

0

6

Albaranzueli bianco b.

B

14.000

0

155

Moscato nero di Acqui n.

N

13.786

0

224

Schiava n.

N

12.520

0

156

Moscato rosa Rs.

R

12.311

0

127

Malbech n.

N

11.700

0

245

Trevisana nera n.

N

11.500

0

212

Rondinella n.

N

9.860

0

8

Albarola b.

B

9.597

0

14

Arneis b.

B

9.340

0

92

Garganega b.

B

8.865

0

217

Sagrantino n.

N

8.752

0

300

Pignoletto b.

B

8.426

0

278

Italica b.

B

8.130

0

264

Vespolina n.

N

6.490

0

50

Canina nera n.

N

6.419

0

25

Biancame b.

B

6.300

0

143

Marsigliana nera n.

N

6.150

0

80

Favorita b.

B

5.080

0

214

Rossignola n.

N

5.000

0

159

Nasco b.

B

4.900

0

4

Albana b.

B

4.608

0

248

Uva rara n.

N

4.100

0

3

Aglianicone n.

N

3.386

0

259

Vermentino nero n.

N

3.215

0

76

Durasa n.

N

2.850

0

47

Caloria n.

N

2.233

0

263

Vespaiola b.

B

2.169

0

187

Piccola nera n.

N

1.875

0

84

Fortana n.

N

1.830

0

145

Mazzese n.

N

1.800

0

174

Notardomenico  n.

N

1.744

0

204

Raboso Veronese n.

N

1.662

0

307

Moscatello selvatico b.

B

1.604

0

267

Albarossa n.

N

1.340

0

20

Barbera bianca b.

B

1.310

0

73

Dolcetto n.

N

1.200

0

40

Brachetto n.

N

1.100

0

99

Greco nero n.

N

1.000

0

69

Cortese b.

B

950

0

337

Verdese b.

B

810

0

48

Canaiolo bianco b.

B

795

0

163

Negro amaro n.

N

757

0

24

Bervedino b.

B

746

0

39

Bracciola nera n.

N

660

0

320

Vitouska b.

B

532

0

230

Sylvaner verde b.

B

500

0

56

Castiglione n.

N

455

0

67

Colorino n.

N

360

0

180

Pascale n.

N

194

0

209

Riesling italico b.

B

150

0

Regione Siciliana - assessorato Agricoltura e Foreste - Servizio V - U.O. n 23 Comparto vitivinicolo

Fonte: Elaborazioni U.O. 29 Repressione Frodi Vinicole - Potenziale Vitivinicolo aggiornato al 2007

 torna all'Indice

 

 



I vitigni autoctoni siciliani

 

Questo che segue è l'elenco dei principali vitigni autoctoni della Sicilia.

Cliccando sulla freccia viene visualizzata la scheda descrittiva di ciascun vitigno.

 

Vitigno

scheda

Albanello

 

Alicante o Grénache

 

Ansonica o Inzolia

 

Caricante         

 

Catarratto

 

Corinto nero

 

Damaschino

 

Frappato

 

Grecanico                                 

 

Grillo                

 

Moscato d'Alessandria

 

Malvasia di Lipari

 

Minnella bianca

 

Moscato bianco           

 

Nerello cappuccio

 

Nerello mascalese

 

Nero d'Avola

 

Nocera

 

Perricone

 

 

Attualmente dieci i vitigni siciliani son coltivati in circa l’80% della superficie vitata dell’isola.

 

Negli anni passati le attività di ricerca ne hanno individuati altri 28, spesso a rischio di estinzione in quanto non più coltivati a scopi commerciali.

 

I vitigni rinvenuti sono: Alzano, Barbarossa, Bottone Gallo, Bracaù o Grecaù, Dolcetta, Dunnuni, Grossonero, Maialina, Mannella Nera, Monsonico Nero, Nivureddu, Precoce, Prunesta, Racinedda, Recunu, Regina, Rosata, Tallone, Tintorè o Ibisu, Verbo rosso, Visparola, Zù Matteo, Zuccarato, Inzolfa Nera, Racina di vento, Rucignola, Fiore d’Arancio e Cornicchiola.

 


Albanello

 

 

Cenni storici

Citato nel 1700 per le qualità del vino omonimo costituisce uno dei vitigni storici coltivati in provincia di Siracusa. La coltivazione è limitata alla provincia di Siracusa, dove si è andata notevolmente riducendo a pochissimi esemplari, ceppi sparsi sono presenti anche nei vigneti ragusani.

Caratteristiche del vitigno

Pianta di media vigoria, foglia medio-grande, grappolo medio, cilindro-conico, leggermente spargolo, talvolta alato, acini medi, sferoidali o ovoidali, con ombelico evidente, buccia mediamente pruinosa, spessa e consistente, di colore giallo chiaro tendente al verdolino, dorata nella parte esposta al sole, polpa molto dolce. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Generalmente viene vinificato insieme ad altre uve. Il vino è particolarmente fine, di colore giallo paglierino carico, dotato di ricco corredo aromatico e buona struttura gustativa.

Zone di diffusione

Provincia di Siracusa.


 

  torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Alicante o Grénache

 

 

Cenni storici

Chiamato anche "Granaccio", probabilmente è stato introdotto in Sicilia dai francesi e dai britannici nel XVIII secolo. La sua coltivazione è limitata ad alcuni Comuni in provincia di Catania e di Messina. Nei vigneti dell’Etna si trovano ancora antichi ceppi franchi di piede.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia media, grappolo medio, cilindro-conico, serrato, talvolta alato, acini medi sferoidali, buccia consistente, pruinosa, di colore blu-scuro tendente al violaceo. Maturazione tardiva.

Caratteristiche del vino

Si produce un ottimo vino di colore rosso porpora, con sentori vinosi e fruttati, dal gusto fine, poco corposo, equilibrato e armonico, preferibilmente da pronto consumo.

Zone di diffusione

Province di Catania e Messina.

 


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Ansonica o Inzolia

 

 

Cenni storici

E’ uno dei vitigni che da più tempo dimora in Sicilia. Citato da Plinio con il nome di Irziola, detto dal volgo "Inzolia vranca" per distinguerlo dall'"Inzolia nigra", viene descrtto anche da Cupani (1696) e da Sestini (1760). Largamente diffuso in tutta l'Isola, concorre alla costituzione di moltissimi vini bianchi, spesso in uvaggio con il Catarratto. Localmente le uve vengono utilizzate anche per il consumo fresco.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia medio-grande, pentalobata o eptalobata, pentagonale; grappolo medio-grande, piramidale o conico, alato, da spargolo a medio, acini ellissoidali con ombelico evidente, buccia spessa e pruinosa di colore giallo dorato o ambrato, polpa croccante, dolce e semiaromatica. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Vinificata in purezza da un vino fine di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, profumi caratteristici del vitigno, al gusto ha sapore neutro, abbastanza sapido, buona dotazione alcolica, equilibrata acidità e morbidezza.

DOC

Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice, Salaparuta, Sciacca, Vittoria.

Zone di diffusione

Tutta la Sicilia tranne la provincia di Enna.


 

torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani


Carricante

 

 

Cenni storici

Vitigno storico dell'areale etneo dove viene coltivato da tempo immemorabile. Descritto da Sestini (1760) nelle sue memorie sui vini di Mascali, deve il suo nome all'abbondante produzione che è in grado di dare.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia media, cuneiforme, pentalobata; grappolo medio, semplice o alato, di forma cilindrica o cilindro-conica, mediamente spargolo tendente al compatto, acini medi, ellittici corti, sferoidali, buccia consistente di colore giallo-verdolino, dorato nella faccia esposta al sole. Maturazione tardiva.

Caratteristiche del vino

Vino particolarmente fine, di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, dotato di un buon corredo aromatico con sentori erbacei, fragranti e floreali, buona struttura gustativa, caldo, sapido caratterizzato da un’elevata acidità fissa che lo rende particolarmente adatto all'affinamento in legno e alla conservazione nel tempo.

DOC

Etna bianco e Etna bianco superiore.

Zone di diffusione

Provincia di Catania.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Catarratto bianco comune

 

 

Cenni storici

Vitigno storico della Sicilia dove si coltiva da tempi immemorabili. Detto dal volgo "Catarrattu vrancu", viene descritto da Cupani (1696) e Sestini (1760). Il Pastena (1970) indica quattro catarrati coltivati in Sicilia. Largamente diffuso in tutta l'Isola, la sua coltivazione è particolarmente concentrata nelle province di Trapani e di Palermo

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia da media a medio-grande, di forma da pentagonale ad orbicolare, con 3-5 lobi; grappolo medio, conico o piramidale, più o meno allungato, compatto, generalmente alato, acini medi, sferoidali, buccia di colore verde-giallo. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Le uve del Catarratto entrano nella composizione di moltissimi vini bianchi siciliani. Il vino è di colore giallo paglierino tendente al dorato, profilo aromatico con lievi sentori fruttati e note floreali, al gusto si caratterizza per l'importante alcolicità e la buona struttura, sapore neutro, mediamente acido e tendenzialmente morbido.

DOC

Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Etna, Monreale, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice.

Zone di diffusione

Tutta la Sicilia tranne la provincia di Enna.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Corinto nero

 

 

Cenni storici

Originario della Grecia è presente in molte zone viticole d’Europa, in particolare in Grecia ed in Turchia. In Sicilia è coltivato nelle Isole Eolie, soprattutto nell’Isola di Salina. Viene menzionato da Gallo (1595) come Uva Marina nera e descritto da Molon (1906) come Passerina nera. Il Cupani (1696) nel suo Horthus catholicus e nel Phanphyton Siculum descrive tre varietà di Corinto chiamate volgarmente Tuccarino, Tuccarineddu o Niuridduzzo e Tuccarino cù cocci. Lo stesso Cupani parla del Corinto appassito al sole indicandolo come Passulina del nostro Regno.

Caratteristiche del vitigno

Pianta poco vigorosa, foglia media, cuneiforme, trilobata; grappolo piccolo, corto mediamente compatto, a volte spargolo, cilindrico, alato, acino piccolo o molto piccolo, sferoidale, a sviluppo partenocarpico, buccia pruinosa di colore violetto. Maturazione medio-precoce.

Caratteristiche del vino

Le uve, che solitamente vengono fatte appassire sui graticci al sole, entrano per il 5-8% nella composizione del vino DOC Malvasia delle Lipari. Vinificato in purezza da un vino di colore rubino scarico, profumo intenso leggermente aromatico, dal sapore mediamente corposo, tendenzialmente morbido.

DOC

Malvasia delle Lipari

Zone di diffusione

Provincia di Messina.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Damaschino

 

Cenni storici

Citato da Mendola (1885), si ipotizza sia giunto in Sicilia durante la dominazione araba, in particolare nel territorio di Trapani. Venne utilizzato prevalentemente per la ricostituzione post-fillosserica dei vigneti nel Marsalese. La sua coltivazione è limitata alle province di Trapani e di Agrigento.

Caratteristiche del vitigno

Pianta molto vigorosa, foglia grande, pentalobata, pentagonale; grappolo grande, piramidale, alato, da medio a spargolo, acini medio-grandi, sferoidali con buccia debolmente pruinosa, di colore giallo-verde con sfumature rosa-arancio nella parte più esposta al sole. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Generalmente le sue uve vengono vinificate insieme ad altri vitigni. Il vino è fine, di pronto consumo, giallo paglierino, profumo lieve e gradevole, sapore neutro, abbastanza armonico. Si presta poco all'invecchiamento.

DOC

Alcamo, Delia Nivolelli, Marsala.

Zone di diffusione

Province di Agrigento e Trapani.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Frappato

 

 

Cenni storici

Origini incerte, viene descritto da Sestini (1760) nelle sue memorie sui vini di Vittoria, luogo in cui ancora oggi è coltivato. Presente soprattutto nella provincia di Ragusa e di Siracusa generalmente in consociazione con il Nero d'Avola, risulta poco diffuso nelle altre province siciliane.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia grande, grappolo da medio a grande, cilindrico o piramidale, alato, compatto, acini medi, sferoidali o ellissoidali, buccia pruinosa, spessa e coriacea, di colore blu-violaceo.

Caratteristiche del vino

Le uve vinificate in purezza danno un ottimo vino di colore rosso rubino poco carico e brillante, elevati sentori vinosi, fruttati e floreali, mediamente corposo, tannino equilibrato, al gusto fresco e morbido, molto armonico.

DOCG

Cerasuolo di Vittoria.

DOC

Eloro, Erice, Vittoria.

Zone di diffusione

Province di Ragusa, Siracusa e Catania.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Grecanico dorato

 

 

Cenni storici

Non si conoscono le origini di questo vitigno coltivato in Sicilia da diversi secoli. Presumibilmente è la stessa uva che Cupani (1696) descrive come uva siciliana detta "Grecani". L'area storica di diffusione ricade nelle province di Trapani e di Agrigento, ceppi sparsi si trovano in molti vigneti siciliani.

Caratteristiche del vitigno

Pianta vigorosa, foglia media, pentalobata, pentagonale; grappolo medio, conico o cilindro-conico, più o meno allungato, con una o due ali, mediamente spargolo, acini medi da sferoidali a leggermente appiattiti, buccia poco pruinosa di colore giallo dorato. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Vino fine di colore giallo dorato, discretamente alcolico, di odore e sapore neutro, fresco e armonico.

DOC

Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Menfi, Monreale, S. Margherita di Belice, Sciacca.

Zone di diffusione

Province di Agrigento, Trapani e Palermo.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Grillo

 

 

Cenni storici

Probabilmente importato dalla Puglia, si hanno notizie certe sulla sua coltivazione in Sicilia dalla fine del 1800. Il Grillo è principalmente diffuso nel territorio di Trapani dove costituisce il vitigno base per produrre i migliori vini DOC Marsala. E' presente anche nella n provincia di Agrigento e limitatamente in provincia di Palermo e Siracusa.

Caratteristiche del vitigno

Pianta vigorosa, foglia da media a grande, pentalobata, di forma orbicolare o pentagonale; grappolo conico, generalmente alato, mediamente spargolo, acini medio-grandi, sferoidali, buccia spessa, leggermente pruinosa di colore verde-giallo con sfumature rosa aranciate sulla parti esposte. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Concorre alla costituzione dei migliori vini DOC Marsala. Con le sue uve si producono ottimi vini bianchi pronti o adatti all'affinamento. Il suo vino ha colore giallo paglierino carico, buon corredo aromatico, con sentori erbacei, floreali e note agrumate, al sapore è sapido, dotato di buon acidità e di un’equilibrata morbidezza, ottima struttura gustativa.

DOC

Alcamo, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Erice, Mamertino di Milazzo, Marsala, Menfi, Monreale, Salaparuta,

 

Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice.

Zone di diffusione

Province di Agrigento, Trapani e Palermo.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Malvasia di Lipari

 

 

Cenni storici

Appartiene al grande gruppo delle ‘Malvasie’ coltivate in Italia. Presumibilmente introdotta dai colonizzatori greci nel VI secolo a.c., viene menzionata da numerosi autori latini. Cupani (1696) la descrive col nome di "Malvagia", detta dal volgo "Marvascia". Nonostante il nome, il Malvasia di Lipari, è coltivato soprattutto nell'isola di Salina, poco coltivato nelle altre isole delle Eolie, è presente anche in alcuni vigneti del Messinese e del Catanese.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia medio-piccola, cuneiforme, pentalobata; grappolo medio, da cilindrico a cilindro-conico, allungato, alato, spargolo, acini medio-piccoli, da rotondi ad ellittico-corti, buccia sottile di colore giallo-dorato, polpa dolce, sapore aromatico. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Tradizionalmente vinificato per produrre il famoso vino DOC Malvasia delle Lipari passito. Le uve raccolte a maturazione avanzata, prima di essere vinificate vengono fatte appassire sui graticci. Il vino è aromatico, con intensi sentori erbacei, floreali, note di miele e di albicocche secche, al sapore è dolce, caldo, aromatico, dotato di un'equilibrata acidità e armonia gustativa.

DOC

Malvasia delle Lipari.

Zone di diffusione

Provincia di Messina.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Minnella bianca

 

 

Cenni storici

Descritta da Sestini (1760), viene coltivata da secoli esclusivamente nel territorio etneo, dove è ancora presente con ceppi sparsi nelle vigne di Nerello Mascalese e di Carricante. Il suo nome deriva da "Minna", mammella, per la forma degli acini. In passato le uve venivano utilizzate per dare più morbidezza ai vini etnei tipicamente ricchi in acidità e tannino.

Caratteristiche del vitigno

Pianta scarsamente vigorosa, foglia media, grappolo medio, piramidale – conico, acini piccoli o medi, ellittici, buccia sottile di colore giallo dorato con sfumature verdoline. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Generalmente le uve entrano negli uvaggi dei vini padronali etnei. Vinificato in purezza il vino è di colore giallo paglierino con lieve profilo aromatico, sapore tendenzialmente morbido, poco fresco.

Zone di diffusione

Provincia di Catania.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Moscato bianco

 

 

Cenni storici

Appartiene al grande gruppo dei ‘Moscati’ chiamati dagli antichi "Vitis Apianae" perché dolci e preferite dalle api. Cupani (1657-1710) riferisce del “Muscateddu Vrancu” come sinonimo della Vitis Apinae citata da Plinio. E’ coltivato in provincia di Siracusa da tempi molto antichi. Si ipotizza sia legato all'antico "Vinum Balintium" prodotto con le uve "Moscadello dolce" e celebrato da Plinio, Fazello e altri storici latini.

Caratteristiche del vitigno

Pianta di media vigoria, foglia media, trilobata, pentagonale; grappolo medio, cilindrico, cilindro-conico o conico, mediamente compatto, acini medi, sferoidali, buccia consistente di colore giallo, sapore intensamente aromatico. Maturazione precoce.

Caratteristiche del vino

Viene vinificato per produrre il Moscato di Siracusa e il Moscato di Noto. Vinificato al naturale si ottiene un bel vino dorato chiaro, dal gradevole aroma di moscato.

DOC

Moscato di Noto e Moscato di Siracusa.

Zone di diffusione

Province di Siracusa e Ragusa.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani


Moscato d’Alessandria o Zibibbo

 

 

Cenni storici

Appartiene al grande gruppo dei ‘Moscati’ chiamati dagli antichi "Vitis Apianae" perché dolci e preferite dalle api. Coltivato in Sicilia presumibilmente dai tempi dei fenici, questo vitigno veniva utilizzato soprattutto come uva da mensa fresca o appassita, da qui il nome di derivazione araba “Zibibbo”, usato in Sicilia per indicare le uve da conservare appassite.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia media, forma da pentagonale ad orbicolare, con 3-5 lobi; grappolo cilindro-conico o cilindrico, alato, da spargolo a compatto, acini grossi, di forma obovoide, croccanti, di colore giallo verdolino tendente al dorato, sapore spiccatamente aromatico. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Vinificato tradizionalmente per produrre vini dolci aromatici tra cui gli importanti vini DOC Moscato e Moscato Passito di Pantelleria. Quest'ultimo di colore giallo dorato carico, presenta inebrianti sentori di albicocche, fiori, miele, al sapore è dolce, corposo, caldo, sapido, dotato di equilibrata acidità e morbidezza, piacevolmente armonico. Viene utilizzato anche per produrre vini aromatici secchi.

DOC

Erice, Moscato e Passito di Pantelleria.

Zone di diffusione

Provincia di Trapani.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Nerello cappuccio

 

 

Cenni storici

Il suo nome richiama il portamento della chioma che come un mantello sottrae i grappoli alla vista. E' un vitigno molto antico coltivato in consociazione con altri vitigni prevalentemente in provincia di Catania e di Messina

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, foglia medio-grande, cuneiforme, intera o trilbata; grappolo medio, di forma cilindrica o conica, compatto, acino sferoidale, buccia pruinosa, consistente, di colore blu-nero. Maturazione medio-tardiva.

Caratteristiche del vino

Il vino è fine di colore rosso rubino, profumo vinoso e fruttato, buona struttura gustativa, da preferire come vino di pronto consumo. Vinificato con il Nerello mascalese produce vini di lunga durata e concorre nella produzione dei vini DOC Etna Rosso e Etna rosato.

DOC

Etna, Faro.

Zone di diffusione

Province di Catania, Messina, Agrigento e Enna.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Nerello mascalese

 

 

Cenni storici

Appartiene allo storico gruppo dei vitigni “Nigrelli” descritti da Sestini (1760) nelle sue memorie sui vini della Contea di Mascali. Allevato tradizionalmente ad alberello, è il vitigno più diffuso nell'areale etneo dove si coltiva da tempo immemorabile. Presumibilmente ha legami con gli antichi vini dell'Etna celebrati da Omero e dagli storici latini.

Caratteristiche del vitigno

Pianta mediamente vigorosa, presenta una elevata variabilità intravarietale, foglia medio-grande, intera o trilobata, di forma pentagonale o cuneiforme; grappolo medio, spesso alato, più o meno compatto, acini medio-piccoli, sferoidali o ellissoidali corti, buccia spessa e consistente di colore blu-violacea. Maturazione tardiva.

Caratteristiche del vino

Il vino è elegante e di grande personalità, tendenzialmente tannico, di colore rosso rubino con riflessi granati, l'ottima struttura e il buon corredo aromatico lo rendono adatto all'invecchiamento.

DOC

Etna, Faro, Contea di Sclafani, Marsala, Riesi, Sambuca di Sicilia.

 

Zone di diffusione

Province di Catania, Messina, Agrigento e Enna.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Nero d’Avola

 

 

Cenni storici

Citato da Cupani (1696), l'origine è ancora incerta. E’ legato agli antichi vini che andavano con il nome di “Calabresi di Augusta” e “Vini di Vittoria”. Il nome Calabrese deriva presumibilmente da due antiche parole siciliane “Calea”-“Aulisi”, uva di Avola, legate al luogo di originaria selezione. Il re dei vitigni siciliani è coltivato con successo in tutti gli areali viticoli dell'Isola, dove trova la sua massima espressione qualitativa.

Caratteristiche del vitigno

Pianta vigorosa, foglia medio-grande, intera o trilobata, di forma cuneiforme pentagonale; grappolo da medio a grande, cilindrico o cilindro-conico, alato, mediamente compatto, acini medi da troncovoidi ad ovoidi, buccia pruinosa di colore blu-nero. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

I vini si distinguono in base alle zone di coltivazione della vite, sono ricchi di personalità, di colore rosso rubino carico, elevato corredo aromatico con note fruttate, floreali e speziate, ottima struttura gustativa, tannici, corposi, equilibrata acidità e morbidezza, armonici nel complesso.

DOCG e DOC

Cerasuolo di Vittoria DOCG, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Mamertino, Marsala, Menfi, Monreale, Riesi, Salaparuta, Sambuca di Sicilia, S. Margherita di Belice, Sciacca, Vittoria.

Zone di diffusione

Tutta la Sicilia.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Nocera

 

 

Cenni storici

Vitigno molto affine ai Nerelli coltivato tradizionalmente nell'areale messinese da tempi molto antichi. Si ipotizza sia legato agli storici vini "Mamertinum" e ai vini di "Zancle" celebrati dagli antichi latini. Nei vigneti in provincia di Messina si possono trovare ceppi molto antichi. Piante sparse sono presenti anche nei vigneti in provincia di Catania, Siracusa e Ragusa.

Caratteristiche del vitigno

Pianta di media vigoria, foglia media, intera o trilobata, da cuneiforme a pentagonale; grappolo medio, cilindro-conico, semplice o alato, generalmente medio o spargolo, acini medi, ellissoidali corti, buccia consistente di colore nero-bluastro. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Il vino ottenuto dalle uve in purezza è di colore rosso rubino carico con riflessi porpora, con buon corredo aromatico, corposo, ricco di acidità fissa, alcol e tannino.

DOC

Faro, Mamertino.

Zone di diffusione

Province di Messina, Catania e Siracusa.


 

 torna all'elenco dei vitigni autoctoni siciliani

 


Perricone

 

 

Cenni storici

Vitigno tipico della Sicilia occidentale dove si coltiva da tempo immemorabile. Coltivato in misura limitata nelle province di Palermo e di Trapani; è presente anche in provincia di Agrigento e di Messina.

Caratteristiche del vitigno

Pianta vigorosa, foglia media, da cuneiforme a pentagonale, trilobata o pentalobata; grappolo cilindrico o piramidale, semplice o alato, mediamente compatto, acini medi, sferoidali, buccia pruinosa, spessa e coriacea di colore blu scuro tendente al nero. Maturazione media.

Caratteristiche del vino

Vinificato in purezza da un vino rosso rubino più o meno carico, odore vinoso, mediamente corposo, abbastanza tannico, armonico nel complesso, di pronto consumo.

DOC

Contea di Sclafani, Delia Nivolelli, Eloro, Erice, Faro, Monreale.

Zone di diffusione

Province di Agrigento, Palermo e Trapani.


 

(Da Regione Sicilana – Assessorato Agricoltura e Foreste)

torna all'Indice

 

 


 

Le strade del vino in Sicilia

 

In Sicilia sono presenti 12 Strade del vino: Alcamo Doc, Castelli Nisseni, Cerasuolo di Vittoria, Erice doc, Etna doc, Marsala – Terre d’Occidente, Doc Monreale, Terre Sicane, Val di Mazara, Val di Noto, Provincia di Messina, Strada del vino delle Madonie sui percorsi della targa Florio.

 

 

 

Il progetto “strade del vino”, istituito con legge regionale n. 5 del 2002, nasce dall'esigenza di valorizzare i territori a vocazione vinicola, con particolare riferimento ai luoghi di interesse vitivinicolo.

Le strade del vino sono, infatti, dei percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli, caratterizzati da particolare interesse che costituiscono in sostanza un’offerta integrata di territorio, cultura e natura lungo un percorso segnato dai vini della tradizione siciliana.

Questi percorsi si snodano lungo vigneti e cantine di aziende agricole aperte al pubblico, che costituiscono strumento attraverso il quale i territori vinicoli e le relative produzioni possono essere divulgati, commercializzati e fruiti in forma di offerta turistica. Grazie a questa particolare tipologia di offerta, lungo le strade del vino si sviluppano attività di ricezione e di ospitalità, compresa la degustazione dei prodotti aziendali e l'organizzazione di attività ricreative, culturali e didattiche.

 

Qui di seguito è possibile consultare le Strade del Vino della Sicilia ed eventuali articoli e/o aggiornamenti ad esse relativi.

 

Strada del Vino Erice Doc

http://www.stradadelvinoericedoc.it

Strada del Vino di Marsala Terre d'Occidente

http://www.stradavinomarsala.it

Strada del Vino Alcamo Doc

http://www.stradadelvinoalcamodoc.it

Strada del Vino Terre Sicane

http://www.stradadelvinoterresicane.it

Strada del Vino Val di Mazara

http://www.stradadelvinovaldimazara.it

Strada dei Vini dell'Etna

http://www.stradadelvinodelletna.it

Strada del Cerasuolo di Vittoria, dal barocco al Liberty

http://www.stradadelvinocerasuolodivittoria.it

Strada del Vino di Messina

http://www.stradadelvinomessina.it

Strada del Vino Val di Noto

http://www.stradadelvaldinoto.it

Strada del Vino Castelli Nisseni

http://www.stradadelvinocastellinisseni.com

Strada del Vino Doc Monreale

 

Strada del vino Targa Florio

 

 torna all'Indice

 

 


 

Le produzioni Biologiche

 

Dall’analisi dei dati forniti al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali dagli Organismi di Controllo (OdC) operanti in Italia al 31 dicembre 2010, sulla base delle elaborazioni del SINAB – Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica, risulta che gli operatori del settore sono 47.663 di cui: 38.679 produttori esclusivi; 5.592 preparatori (comprese le aziende che effettuano attività di vendita al dettaglio); 3.128 che effettuano sia attività di produzione che di trasformazione; 44 importatori esclusivi; 220 importatori che effettuano anche attività di produzione o trasformazione.

Rispetto ai dati riferiti al 2009 si rileva una riduzione complessiva del numero di operatori dell’1,7%. La distribuzione degli operatori sul territorio nazionale vede, come per gli anni passati, la Sicilia seguita dalla Calabria tra le regioni con maggiore presenza di aziende agricole biologiche; mentre per il numero di aziende di trasformazione impegnate nel settore la leadership spetta all’Emilia Romagna seguita da Veneto e Lombardia.

La superficie interessata, in conversione o interamente convertita ad agricoltura biologica, risulta pari a 1.113.742 ettari, con un incremento rispetto all’anno precedente circa dello 0,6%. I principali orientamenti produttivi sono i cereali, il foraggio e i pascoli. Segue, in ordine di importanza, la superficie investita ad olivicoltura.

Per le produzioni animali, distinte sulla base delle principali specie allevate, i dati evidenziano rispetto allo scorso anno un consistente aumento del numero di capi per quasi tutti gli allevamenti. (dati SINAB 2010).

 

 torna all'Indice

 


 

La situazione dell'Agricoltura Biologica in Sicilia

 

Nell’ambito delle produzioni di qualità un ruolo importante per l’agricoltura regionale è rivestito dal comparto dell’agricoltura biologica.

La Sicilia può annoverarsi tra le regioni con le più ampie basi produttive, come attestano i numeri del comparto: 8.311 aziende di produzione/trasformazione, di cui 482 aziende di trasformazione (dati SINAB 2010).

 

 

Per quanto riguarda i principali indirizzi produttivi prevalgono tra tutti i seminativi, che rappresentano poco oltre il 40% della superficie biologica totale: tra questi rilevante importanza ha soprattutto la superficie investita a foraggiere e leguminose, che occupa poco oltre un quarto della superficie biologica regionale, e quella coltivata a grano duro, spesso in rotazione con le precedenti, che incide nella misura del 13% circa sul totale delle superfici biologiche e occupa complessivamente circa 22 mila ettari, soprattutto nei comuni di Enna, Troina, Regalbuto, Agira e Piazza Armerina, in provincia di Enna, e nei comuni di Castel di Judica, Vizzini, Ramacca, in provin­cia di Catania (Schifani, 2007).

Tra le superfici interessate dalle colture arboree, che da un punto di vista eco­nomico, insieme a quelle orticole rivestono grande interesse anche per le opportunità di valorizzazione delle produzioni, prevalgono quelle olivicole, quasi esclusivamente orientate alla produzione di olio extravergine, che si estendono su circa 10.500 ettari, concentrati per il 25% circa del totale nella provincia di Palermo, per poco oltre il 20% in quella di Messina, e per il 14% nella provincia di Enna.

Alle superfici olivicole seguono per estensione quelle viticole, in gran parte orientate alla produzione di uva da vino, che interessa complessivamente 7.625 ettari e rappresentano il 4,5% della superficie biologica della regione; la coltivazione è localizzata per il 50% nella provincia di Trapani  e in quella di Palermo, dove si trova il 35% della superficie viticola biologica regionale, mentre  la provincia di Catania  occupa  il 5%. Le superfici investite a frutta fresca biologica, che occupano poco oltre 7.600 ettari, si trovano in prevalenza nelle due province di Siracusa (32,2%) e di Catania (20,6%), e danno luogo a produzioni di mele, pesche, pere, ciliegie, ecc., destinate in gran parte al mercato locale, più raramente all'esportazione; la frutta secca, mandorle, nocciola dell'Etna, pistacchio di Bronte, si estende su una superficie di circa 5.800 ettari concentrati soprattutto sui Nebrodi, sulle Madonie e nel parco dell’Etna; la superficie agrumicola, che si estende su oltre 3.600 ettari è in larghissima parte destinata alla produzione di arance e limoni, ed è localizzata prevalentemente nelle province di Siracusa (29% del totale regionale) e di Catania (23,2%).

La superficie orticola biologica regionale, investita soprattutto a carote, patate, zucchine, pomodoro e fragole, occupa circa 2.400 ettari per il 70% concentrati nelle due province di Ragusa e di Siracusa, nei comuni di Ispica, Ragusa, Siracusa, Vittoria, e Scicli, che rappresentano uno dei più importanti poli produttivi di ortaggi biologici d'Europa.

Cliccando sulla freccia possibile scaricare l'elenco dei produttori bio siciliani  

 

 

torna all'Indice

 


 

Il mercato dei prodotti biologici

 

I limiti della filiera dei prodotti biologici riguardano attualmente sia la fase della trasformazione che quella del commercio.

Per quanto riguarda questi aspetti, al notevole potenziale produttivo della regione non corrisponde un adeguato numero dei cosiddetti "preparatori", categoria che include tutte le imprese che trasformano, comprese quelle di produzione/trasformazione, e quelle che si occupano del condizionamento, confezionamento, e della commercializzazione dei prodotti biologici. Seppure la filiera di produzione e trasformazione abbia talora una limitata integrazione si nota tuttavia negli ultimi anni una rapida evoluzione: il numero delle aziende agroalimentari di trasformazione (concentrate soprattutto nelle province di Messina, Palermo e Catania) è cresciuto dalle 283 unità del 1998 alle 482 unità del 2010.

Nella commercializzazione un ruolo di una certa importanza è svolto dal settore dell'associazionismo e in particolare dalle numerose cooperative che operano nella regione che molto spesso dispongono anche di impianti propri per la trasformazione e/o il condizionamento dei prodotti, e di dedicate strutture commerciali e per il marketing. Si tratta per la maggior parte di cooperative affermate, che esportano prevalentemente sul mercato comunitario e internazionale prodotti ad elevato valore aggiunto,  che attraverso un’efficiente organizzazione orizzontale e verticale riescono a superare quelle difficoltà tipiche delle piccole imprese, che invece molto spesso non riescono a fornire quantitativi adeguati alle esigenze dei mercati, rimangono escluse dai rapporti con la GDO, non dispongono per la loro modesta dimensione economica di capitali sufficienti per un’efficiente politica commerciale e di promozione. Per la loro commercializzazione i prodotti biologici siciliani si avvalgono di diversi marchi di garanzia della loro tipicità (DOC, DOGC, DOP, IGT, IGP, STG ecc), che tutelano buona parte delle produzioni regionali. Tra i prodotti che trovano favorevole collocazione nei mercati esteri si ricorda l'olio, che può avvalersi delle DOP "Olio extravergine della Val di Mazzara”, “Olio extravergine dell'Etna”, “Olio extravergine Valdemone”, ecc., esportato in molti Paesi della Comunità quali Inghilterra, Germania, Danimarca, ecc., e all'estero (USA, Giappone); alcuni tipi di miele, come quello di nespolo e di agrumi, particolarmente apprezzato nel mercato giapponese; il vino, commercializzato in Inghilterra e in parte sul mercato tedesco; il grano duro, in alcuni casi venduto in Francia e poi importato trasformato in pasta, in altri casi commercializzato dopo essere stato trasformato da piccoli pastifici artigianali locali in paste dalle caratteristiche di elevato pregio; gli agrumi, venduti soprattutto nel mercato europeo (Svizzera, Germania,Tranci Belgio, Regno Unito); gli ortaggi freschi (carote, pomodoro, zucchine, carciofi, melanzane, ecc.), i derivati della loro trasformazione (salsa, preparati sott'olio sotto aceto, ecc.) piccole quantità di frutta fresca, gli agrumi e  relativi trasformati (confetture e marmellate di agrumi, pesche, albicocche, ciliegie, ecc.) nei vari Paesi della Comunità (Schifani, 2008).

 torna all'Indice

 


 

I prodotti tradizionali

 

I prodotti denominati “tradizionali” sono prodotti agroalimentari i cui metodi produttivi sono stati eseguiti in maniera simile e secondo le regole tradizionali per almeno 25 anni.

Spesso sono prodotti di nicchia, talvolta delle vere e proprie rarità, che difficilmente potranno accedere ai sistemi di tutela, come i marchi DOP e IGP, ma sui quali è stato necessario intervenire per disinnescare il probabile processo di scomparsa.

Al fine di censire e valorizzare il patrimonio gastronomico italiano e di consentire le deroghe relative ai “prodotti tradizionali” riguardanti l'igiene degli alimenti, consentite dalla regolamentazione comunitaria, con il D.Lgs. n. 173 del 30 aprile 1998 e con il successivo D.M. n. 350 del 8 settembre 1999 è stata regolamentata la modalità di censimento di tali produzioni.

Sono censiti nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, pubblicato annualmente sulla Gazzetta Ufficiale del Ministero. Le denominazioni nazionali italiani ammontano ormai a 5000.

I prodotti devono essere, su segnalazione di Enti, organismi interessati o privati, autorizzati dalla Giunta Regionale, che ne tiene aggiornati gli elenchi, suddivisi per categoria: bevande analcoliche, distillati e liquori; carni e frattaglie fresche e loro preparazione; condimenti; formaggi; paste fresche e prodotti della panetteria, della biscotteria della pasticceria e della confetteria; piatti composti; preparazione di pesci, molluschi e crostacei e tecniche particolari di allevamento degli stessi; prodotti di origine animale; prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati.

 

Di particolare rilevanza Il Reg. Ce 2074/2005 introduce la possibilità di deroghe in materia igienico-sanitaria per i prodotti tradizionali, che consentono ai produttori di non rispettare le normative previste dai Regolamenti (CE) n. 853/2004 del 29 aprile 2004  e  (CE) N. 852/2004 del 29 aprile 2004 sull'igiene dei prodotti alimentari.

Ciò consente di mantenere i caratteri organolettici che ne hanno consolidato nel tempo la reputazione presso il pubblico e che la rigida applicazione dei protocolli igienico-sanitari snaturerebbe.

Sono i prodotti che:

·        presentano origini storiche che li rendono tradizionali;

·        conservano un procedimento tecnologico tradizionale autorizzato, codificato in un apposito disciplinare;

·        sono classificati come “prodotti tradizionali” in base a norme Comunitarie, nazionali, regionali o locali. Rientrano pienamente in questa categoria i prodotti DOP, IGP e STG nonché i prodotti tradizionali di cui al D.M. del 18.07.2000 e sue successive modificazioni e integrazioni. Per i prodotti tradizionali, come stabilito nell’Accordo Stato Regioni del 09.02.2006, possono essere concesse deroghe in relazione a:

o       requisiti ambientali dei locali necessari a conferire loro caratteristiche specifiche; in particolare i locali possono presentare pareti, soffitti e porte non costituite da materiale liscio, impermeabile, non assorbenti o costruiti con materiale non resistente alla corrosione e pareti, soffitti e pavimenti geologici naturali;

o       requisiti relativi alla tipologia di materiale che costituisce gli strumenti per la preparazione, il confezionamento e l’imballaggio di tali prodotti;

o       frequenza della pulizia e disinfezione degli ambienti che può essere idonea al mantenimento della flora microbica specifica. Gli operatori che intendono richiedere una deroga perché in possesso di una o più delle fattispecie sopra indicate, dovranno inoltrare apposita domanda al Ministero della Salute.

 

I Prodotti Tradizionali Siciliani sono 233:

 

REGIONE SICILIA - PRODOTTI TRADIZIONALI

D.Lgs. n. 173 del 30 aprile 1998

carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione

1

amarena

2

acquavite di vino

3

liquore al mandarino

4

liquore fuoco dell'etna

carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione

5

carne fresca di vacca, di pecora, di capra e di maiale

6

gelatina di maiale, a liatina

7

salsiccia di maiale fresca, secca e affumicata, a usizza

8

salsiccia pasqualora

9

salsiccione

grassi

10

olio extravergine di oliva

condimenti

11

elioconcentrato

12

sale marino naturale

formaggi

13

ainuzzi

14

belicino

15

caci figurati

16

caciocavallo palermitano

17

caciotta degli elimi

18

canestrato

19

canestrato vacchino

20

cofanetto

21

cosacavaddu ibleo

22

ericino

23

formaggio di capra "padduni"

24

formaggio di capra siciliana

25

formaggio di s. stefano di quisquina

26

maiorchino

27

maiorchino di novara di sicilia

28

mozzarella

29

pecorino rosso

30

picurinu: tuma, primosale, secondo sale, stagionato

31

piddiato

32

provola

33

provola dei monti sicani, caciotta

34

provola delle madonie

35

provola di nebrodi

36

provola siciliana

37

tumazzu di vacca

38

vastedda palermitana

prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati

39

aglio rosso di nubia, aglio di paceco, aglio di trapani

40

albicocco i scillato

41

alloro

42

anguria di siracusa

43

arancia biondo di scillato

44

bastarduna di calatafimi

45

capperi

46

 capperi e cucunci

47

 carciofo spinoso di palermo o menfi

48

 carciofo violetto catanese

49

 cavolfiore violetto "natalino"

50

 cavolo broccolo o "sparacello" palermitano

51

 cavolo rapa di acireale "trunzu di aci"

52

 cece

53

 ciliegia mastrantoni

54

 cipolla di giarratana

55

 cotognata

56

 fagiolo di polizzi

57

 fava di leonforte

58

 fichi secchi

59

 fichidindia

60

 fico d'india della valle del belice

61

 ficodindia della valle del torto, ficudinia

62

 fico d'india di s. cono

63

 fragola e fragolina di naletto

64

 fragolina di ribera

65

 fragolina di sciacca

66

 grano duro

67

 kaki di misilmeri

68

 lenticchia di ustica

69

 lenticchia di villalba

70

 limone in seccagno di pettineo

71

 limone verdello

72

 mandarino tardivo di ciaculli

73

 mandorla di avola

74

 mandorle

75

 manna

76

 marmellata di arance

77

 marmellata di mele cotogne

78

 marmellata di pere spinelli, pira spinieddi

79

 mele cola

80

 mele gelate cola

81

 melone invernale giallo "cartucciaru" verde "purceddu"

82

melone giallo (cucumis melo var. inodorus, melone giallo di paceco, melone d'inverno)

83

 mostarda

84

 mostarda essiccata

85

 nespola di trabia

86

 nocciole dei nebrodi

87

 noce di motta, "nuci da motta"

88

 oliva nebba

89

 oliva nera passuluni

90

 origano

91

 ovaletto di calatafimi

92

 patata novella di messina

93

 patata novella di siracusa

94

 pere butirra d'estate

95

 pere spinelli

96

 pere ucciardona

97

 pere virgola

98

 pomodoro di vittoria

99

 pomodoro faino di licata detto "buttichieddu"

100

 pomodoro seccagno pizzutello di paceco

101

 pomodoro secco (ciappa)

102

 rosmarino

103

 susino sanacore (u prunu ri murriali)

104

 zucchina di misilmeri detta: "friscaredda"

paste fresche e prodotti della panetteria, biscotteria, pasticceria e confetteria

105

 amaretti

106

 biancomangiare

107

 biscotti a "s"

108

 biscotti al latte

109

 biscotti bolliti, i viscotta udduti

110

 biscotti di natale

111

 biscotti duri

112

 biscotto di monreale (viscottu ri murriali)

113

 biscotti glassati, i viscotta cà liffia o mazziati

114

 bocconetto

115

 braccialette

116

 buccellato

117

 caciu all'argintèra

118

 cannillieri

119

 cannoli

120

 cannolo alla ricotta, cannolo siciliano

121

 cassata siciliana

122

 cassateddi

123

 cassateddi di calatafimi

124

 cassatella di agira

125

 ciambella

126

 ciascuna, mucatuli

127

 cioccolata di modica

128

 colombe pasquali, i palummeddi, pastifuorti

129

 crespelle di riso

130

 crispelle, i crispeddi

131

 cuccìa

132

 cucciddata

133

 cucciddati di calatafimi

134

 cucuzzata

135

 cuddrireddra

136

 cuddureddi

137

 cuffitelle

138

 facciuni di san chiara

139

 fasciatelle

140

 frutti di martorana

141

 gadduzzi

142

 gelo di melone

143

 granita di gelsi neri

144

 granita di mandorla

145

 guammelle

146

 guiuggiolena o cubbiata

147

 mandorlato (biscotto riccio)

148

 mastazzola

149

 nfasciatieddi

150

 nfasciatieddi di agira

151

 nfasciatiaddi di troina

152

 nfrigghiulata

153

 nucàtuli

154

 ossa di morto

155

 pagnotta alla disgraziata

156

 pane a lievitazione naturale (pani cu cruscenti)

157

 pane di casa, u pani i casa

158

 pane di monreale (u pani ri murriali)

159

 pane di s. giuseppe

160

 pane votivo, a cuddura di s. paulu

161

 panzerotti

162

 papareddi

163

 pasta alla crema di latte

164

 pasta di mandorle

165

 pasta di nocciola

166

 pasta reale di erice

167

 petrafennula

168

 pignoccata

169

 pignolata di messina

170

 piparelle

171

 pizzarruna

172

 pupi cull'ova

173

 pupi di zucchero

174

 salame turco

175

 savoiarde

176

 scacciata

177

 scursunera

178

 sfinci di san giuseppe

179

 sfincione

180

 sfoglio (sfogghiu)

181

 squartucciatu

182

 taralli

183

 testa di turco

184

 vastedda cu sammucu, vastedda nfigghiulata

185

 vastedda fritta

186

vucciddati di mandorle

prodotti della gastronomia

187

 arancini di riso

188

 badduzzi di risu

189

 busiati col pesto trapanese

190

 caponata di melanzane

191

 cardi in pastella

192

 cavate

193

 crespelle

194

 crocchè di patate

195

 cuscus di pesce

196

 focaccia al sambuco

197

 frascatula

198

 iris

199

 maccaruna

200

 màccu di favi

201

 maccu di grano

202

 malateddi

203

 nfigghiulata

204

 padducculi di carne

205

 pane cotto

206

 panelle

207

 parmigiana di melanzane

208

 pasta cà muddica

209

 pasta che sàrdi

210

 pasta che vruoccoli arriminàti

211

 sarde a beccaficu

212

 stigghiola

213

 vino cotto e mustazzoli

214

 zuzzu

preparazione di pesci, molluschi e crostacei

215

 bottarga, uovo di tonno

216

 bottarga, uovo di tonno di capo san vito, uovo di tonno santovitaro

217

 pesce azzurro sott'olio di lampedusa

218

 menola salata, menole salate, ritùnnu salatù, ritùnni salàti

219

 tonno di tonnara

220

 vaccareddi (lumache)

prodotti di origine animale (miele, prodotti lattiero caseari di vario tipo escluso il burro)

221

 miele delle egadi

222

 miele delle madonie

223

 miele di acacia, di timo, di carrubo

224

 miele di timo, di agrumi, di cardo, di eucalyptus, di carrubo

225

 miele di trapani

226

 miele ibleo

227

 miele millefiori

228

 miele della provincia di agrigento

229

 ricotta di pecora

230

 ricotta di vacca

231

 ricotta iblea

232

 ricotta infornata

233

 ricotta mista

 

torna all'Indice

 

 


 

I Presìdi italiani di Slow Food

 

A fianco delle denominazioni ufficiali dei prodotti tradizionali regionali, negli ultimi decenni si sono create associazioni private che rilasciano proprie certificazioni in forma associativa.

Tra esse la più nota, anche a livello internazionale, è l’associazione Slow Food che persegue il fine di valorizzare le produzioni agroalimentari e, nel contempo, di scongiurare la scomparsa di quelle che, pur possedendo elevate qualità distintive, non hanno mercato se non locale e rischiano di perdersi nel processo di massificazione indotto dalla grande distribuzione commerciale.

 

 

Gli attuali 201 Presìdi italiani sono il risultato di un lavoro di dieci anni che ha affermato con forza valori fondamentali: la tutela della biodiversità, dei saperi produttivi tradizionali e dei territori, che oggi si uniscono all'impegno a stimolare nei produttori l'adozione di pratiche produttive sostenibili, pulite, e a sviluppare anche un approccio etico al mercato.

 

In concreto i Presìdi Slow Food:

 

  • hanno effettivamente contribuito a salvare numerose razze animali, specie vegetali, formaggi, pani e salumi che rischiavano l'estinzione;
  • hanno aiutato centinaia di produttori affinché potessero proseguire la propria attività, favorendo il contatto tra consumatori interessati alla qualità e disponibili a pagare un prezzo equo e remunerativo;
  • hanno materialmente contribuito a dimostrare che un’altra agricoltura e un’altra produzione alimentare sono possibili;
  • sono un punto di riferimento per molti piccoli produttori e per molte comunità del cibo di tutto il mondo (anche al di fuori del “circuito Slow Food”)
  • sono un modello anche per altri piccoli produttori con i quali oggi Slow Food lavora e collabora per impostare progetti legati non più solo all'eccellenza qualitativa, ma anche alla produzione per il consumo quotidiano;
  • sono un bacino molto importante di saperi e esperienze, che i Presìdi mettono a disposizione di altri produttori tramite scambi e collaborazioni, costituendo pertanto alcuni dei nodi fondamentali della grande rete Slow Food.

 

Slow Food Italia ha registrato il marchio "Presìdi Slow Food", corredandolo di un logo grafico nuovo (che non è quindi la chiocciola simbolo di Slow Food) e di un regolamento: saranno autorizzati ad utilizzare il nuovo logo solo i produttori che hanno sottoscritto il regolamento e la carta di utilizzo (in cui dichiarano di rispettare il disciplinare di produzione del proprio Presìdio).

Slow Food Italia non si limiterà ad assegnare un contrassegno ma – soprattutto – metterà a disposizione dei produttori i servizi di consulenza, comunicazione, assistenza tramite i suoi collaboratori sul territorio, i tecnici della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus e l'ufficio dei Presìdi presso la sede nazionale di Slow Food Italia.

 

La commercializzazione dei prodotti dei Presìdi è svolta, come sempre, direttamente dai produttori o dai consorzi di produttori.

 

Slow Food non è assolutamente partecipe di eventuali ricavi sulle vendite dei prodotti dei Presìdi, a meno che non siano devolute volontariamente dagli stessi produttori in seguito a campagne specifiche di raccolta fondi finalizzate a sostenere progetti internazionali della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

 

Il produttore che aderisce al progetto accetterà sia l’autocontrollo esercitato dalla propria associazione sia le verifiche realizzate da Slow Food Italia (tramite l'associazione territoriale e i tecnici della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus) il cui obiettivo è verificare il rispetto del disciplinare di produzione e delle linee guida generali del progetto.

 (dal sito http://www.presidislowfood.it)

 

 

Cliccando sul prodotto si accederà alla scheda del prodotto sul sito Slow Food.

 

Nome presidio

Tipologia 

 

 

Aglio Rosso di Nùbia

Ortaggi

Ape nera sicula

Razze

Asino Ragusano

Razze

Cappero di Salina

Ortaggi

Capra Girgentana

Razze

Cipolla di Giarratana

Ortaggi

Cuddrireddra di Delia

Dolci

Fagiolo badda di Polizzi

Legumi

Lenticchia di Ustica

Legumi

Limone Interdonato

Frutta

Maiorchino

Formaggi e latticini

Mandarino tardivo di Ciaculli

Frutta

Mandorle di Noto

Frutta

Manna delle Madonie

Dolci

Masculina da magghia

Pesci

Melone Purceddu d'Alcamo

Frutta

Oliva minuta

Frutta

Pane nero di Castelvetrano

Pane

Pane tradizionale di Lentini

Pane

Pistacchio di Bronte

Frutta

Provola dei Nebrodi

Formaggi e latticini

Provola delle Madonie

Formaggi e latticini

Razza modicana

Razze

Sale marino integrale artigianale di Trapani

Erbe e aromi

Suino Nero dei Nebrodi

Razze

Susine bianche di Monreale

Frutta

Vastedda del Belìce

Formaggi e latticini

 

Si può visitare anche la descrizione dei Presìdi realizzata dalla Regione Siciliana, Assessorato Regionale Agricolture e Foreste  

 torna all'Indice